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Gaza. Chiuso il valico di Rafah

GAZA – Le rivolte nel mondo arabo stanno dando una scossa al Medio-Oriente, e fanno paura all’Occidente, che sta vedendo cadere i suoi alleati strategici nell’area da decenni ormai.

La situazione nella Striscia di Gaza si sta facendo in questi giorni drammatica: Israele sta rischiando di perdere  uno dei due alleati chiave in Medio-Oriente (Giordania ed Egitto). E’ per questa ragione che le autorità israeliane hanno deciso di chiudere il Valico di Rafah, al confine tra Egitto e Striscia di Gaza. Lungo la linea di confine egiziano-palestinese, il noto groviglio di tunnel e canali sotterranei   permette alla popolazione di Gaza di sopravvivere a stento allo stringente  assedio militare e al blocco totale dei generi di prima necessità. La chiusura del “Tunnel della sopravvivenza” interromperà  l’unico rifornimento possibile per i palestinesi, di carburante e generi alimentari. Già l’estate scorsa l’accordo tra l’ora vacillante presidente egiziano e Israele aveva portato alla costruzione di quello che gli intellettuali del mondo arabo avevano ribattezzato “ Il muro della vergogna”, un muro di separazione e contenimento, scavato sin sotto il terreno per interrompere i traffici sotterranei, vitali per la sopravvivenza della popolazione di Gaza sotto assedio, oltre che per i flussi migratori. L’esercito egiziano si è quindi posizionato nel Sinai Settentrionale bloccando di fatto gli spostamenti di chi per necessità deve attraversare questo confine ogni giorno (studenti, pazienti, lavoratori etc..).

L’instabilità politica dell’Egitto e la minaccia dei “Fratelli musulmani” preoccupa enormemente Israele (cui non interessa la dimensione popolare e democratica della protesta che sta abbattendo i sultanati filo-occidentali corrotti e dispotici); essa sta portando ad una rapida riorganizzazione delle politiche e delle forze di difesa israeliane, a cominciare dall’IDF (Israele defense forces).  La paura è che i tunnel (come il noto “Corridoio Philadelphia”)siano utilizzati per il traffico di armi verso Hamas  e che le affinità tra il movimento dei Fratelli Musulmani e le istanze palestinesi costituiscano l’ennesima minaccia alla Sicurezza d’Israele.
L’incertezza e instabilità di questi giorni sta portando ad una vera e propria corsa ai rifornimenti. Le autorità palestinesi a Gaza stanno inoltre cercando di tenere sotto controllo la pericolosa tendenza al rialzo dei prezzi dei beni di prima necessità ( fenomeno che la popolazione di Gaza conosce bene a causa dell’occupazione, e che genera grande instabilità sociale e caos).
La minaccia di una rioccupazione israeliana in luogo alle garanzie di sicurezza è temuta da tutti i palestinesi. Dopo  la campagna “Piombo Fuso” infatti,  Israele minacciò la rioccupazione  qualora l’Egitto non avesse più garantito la sicurezza e lo stop ai traffici di armi verso Hamas.

Il terrore dell’espansione delle rivolte ( anche se democratiche ed anti-dispotiche) e della creazione di uno spazio condiviso di lotta con i palestinesi, ha portato i vertici israeliani a garantire all’Egitto appoggio strategico e militare al Governo di Mubarak nelle azioni di repressione, in cambio dell’impegno di Suleiman a stoppare il traffico d’armi nei tunnel. Inoltre l’esplosione, un paio di giorni fa, di un gasdotto nel Sinai ha aumentato l’allerta israeliana, soprattutto in ragione della dipendenza energetica dall’Egitto (dal 2005 infatti quest’ultimo provvede al 40% del fabbisogno energetico di gas naturale per Israele). Altro punto chiave delle relazioni con l’Egitto è l’accesso al canale di Suez, il cui venir meno costituirebbe un grave colpo all’isolazionismo regionale israeliano.
Una settimana fa Netanyahu e Lieberman avevano imposto ai vertici Israeliani lo stretto riserbo su questi argomenti. Quello che sta accadendo in questi mesi è visto con interesse democratico dalla società civile occidentale (anche se i suoi governi sono impegnati in un abilissimo doppio gioco, tra interessi economici sottobanco e promozione democratica di facciata), ma la deriva paranoica di Israele vede tutto ciò come un incubo ed una minaccia assoluta da combattere.

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