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Venezia anno 1705. Il caso di Antonia detta Tonina

VENEZIA – E’ il 23 febbraio del 1705 e lo stampatore ufficiale Ducale, Pietro Pinelli, pubblica un nuovo bando e sentenza dell’Eccelso Consiglio dei Dieci.

Colpiti dal bando del temibile consiglio sono Antonia detta Tonina figlia di Bortolo Paolo e moglie di Stefano Vianello e Antonio Fontanella detto Bevilacqua figlio di Andrea dall’isola di Murano. Antonio Fontanella lavora una vigna a Sant’Erasmo. Sant’Erasmo è una piccola isola, posta nei pressi di Murano nella laguna di Venezia, oggi come allora rinomata per i prodotti agricoli, il famoso carciofo violetto. Un’isola abbastanza vasta ma con pochi abitanti e tutti che si conoscono tra di loro. Un piccolo centro periferico fuori dai circuiti della conosciuta Venezia. Un’isola tranquilla, troppo tranquilla per pensare che un bando del Consiglio dei Dieci potesse essere letto nella piccola piazza costruita di fronte l’unica chiesa. Invece, non è cosi. Di omicidi a Sant’Erasmo ce ne sono stati e non pochi. Nel 1603 un Vincenzo Passarin residente nell’isola fu impiccato per ordine del Consiglio dei X, ma era accaduto un secolo prima e di lui nessuno si ricordava. Vent’anni dopo Domenico Zonta uccide Leonardo Capuzzo di Sant’Erasmo con la complicità della moglie di quest’ultimo tale Margarita. Un delitto passionale, un altro episodio dimenticato. Troppi delitti per un isola dal connotato di un piccolo villaggio agricolo. Sono passati altri ottant’anni e di quei fatti non si ricordavano nemmeno gli anziani. La vita è breve nel Settecento e i ricordi scompaiono velocemente con le persone che li custodiscono. Questo bando però non è voluto dalla Quarantia Criminal ma dal Consiglio dei Dieci e questo è il Consiglio che persegui i congiurati Tiepolo Querini per oltre dieci anni dopo la data di quando accadde il tentativo di golpe. I magistrati del Consiglio dei Dieci sono i custodi della memoria criminale e per loro il tempo è solo un leggero velo di polvere deposto sulle lettere degli atti giudiziari.
Ma chi sono gli attori di questi fatti criminali ?

Stefano Vianello coltivava alcune vigne, anche il marito di Antonio coltivava le vigne a Sant’Erasmo. I due si conoscevano ma non solo perché erano vicini. Antonia detta Tonina si era da tempo stancata del marito Stefano Vianello. Tutto il tempo ad aspettare quest’uomo, privo di qualsiasi stimolo. Un uomo comune ma un uomo buono e sopratutto troppo tranquillo. Lei voleva altro, lei voleva un “vero” uomo, uno con il quale non potevi scherzare troppo, uno con il quale dovevi stare attenta. Quest’uomo è Antonio Fontanella. Il Fontanella l’aveva conosciuto portando il pasto al marito in quei campi che lei odiava tanto. All’inizio erano stati solo sguardi ma poi ci fu altro. Antonio era un “duro” un violento, uno che se voleva una cosa se la prendeva senza chiedere troppo. Lei, di un uomo cosi, non poteva non innamorarsi subito. Esisteva un piccolo problema. Antonio Fontanella non era libero, era sposato, ma lui quando voleva qualcosa la prendeva e il sacro vincolo matrimoniale non poteva certo fermarlo. La relazione durò anni. Il Vianello era un buon lavoratore, un uomo generoso ma con i suoi limiti. Dopo alcuni anni di continui tradimenti il marito aveva deciso di cacciarla di casa. Ma un uomo sposato senza la moglie a casa in un paese cosi piccolo non andava bene e cosi a seguito dei suggerimenti di alcuni religiosi, aveva deciso di farla ritornare. Nel processo però, sembra che questa non fu l’unica ragione. Alcuni testimoni affermano che il Fontanella era uno che se voleva qualcosa la otteneva e cosi aveva minacciato il Vianello perché facesse ritornare sua moglie a casa. Forse furono solo voci di un piccolo paese.

I due ovviamente non avevano nessuna intenzione di fermarsi nella loro relazione e cosi lo stesso Fontanella venne visto spesse volte entrare nell’abitazione della donna.
Non si sa cosa fece cambiare la situazione ma ad un certo punto Antonia decide di togliere di mezzo il marito, considerato oramai solo un peso per questa relazione.
Il primo tentativo che fa è quello di avvelenarlo. Nel processo risulterà che non solo avvelenò le vivande ma anche cercò di ucciderlo tramite sortilegi e fattucchiere.
Ma questi sortilegi e il veleno non ottennero il successo sperato.

Cosi la notte seguente la festività di San Tornio a dicembre, assieme, decisero di usare dei mezzi più sbrigativi anche se non “puliti”.
Nel bando fu scritto “e coltolo nella propria casa, e nel letto, quale fu osservato con qualche macchia di sangue, e forte nel sonno restò però dalle loro mani più crudeli di qualunque mostruosa fiera iniquamente trucidato con sei ferite con uscita degli intestini, e dimostrazioni, che con una di esse fosse stato procurato di seccarle la gola, dalle quali fu ridotto in morte.”.
Possiamo supporre che i due assassini abbiano scelto di coglierlo nel sonno. Le prime coltellate, ben sei, furono tutte all’addome. Tra atroci sofferenze però non spirava. Si può ipotizzare che uno dei due lo abbia finito con un colpo alla gola. Dopo averlo sgozzato decidono di sotterrare il cadavere nella caneva della casa. Lo prendono ancora vestito della sola camicia da notte e lo gettano dentro la fossa.
Ma ora serviva una scusa valida per la scomparsa del marito, cosi Antonia comincia a diffondere la voce che fosse partito per Chioggia e Pellestrina la mattina seguente. In quei periodi gli ortolani per le feste del Natale si recavano a vendere le loro primizie proprio in quei luoghi. Nulla di strano, tutto regolare.

Da Natale all’epifania frequenta l’amante nella stessa casa dove avevano commesso il triste misfatto. Il marito non torna. Nessuno lo vede e cominciano le ricerche. Sant’Erasmo è un piccolo paese di campagna e qualcuno che scompare lascia sempre un dubbio. Cosi il prete locale nel dire messa comincia a chiedere se qualcuno lo avesse visto. Comincia a fare domande. Troppo domande. Che il Vianello e la uxoricida non avessero scrupoli, lo si può immaginare, ma non erano degli stolti e iniziano a preoccuparsi seriamente di tutte queste ricerche. Decidono che è tempo di fuggire, prendono quello che si può rubare in casa e cercano di uscire dalla Serenissima. La loro scomparsa mette in allerta lo stesso parroco che decide di visitare la casa abbandonata. E’ mattina. Il sole illumina il terreno ancora smosso. Cosi chiama altri a soccorrerlo e scavano. Il Vianello era li. Rivolto con la faccia all’ingiù il sangue si era seccato. L’odore di putrefazione aveva già iniziato a diffondersi.
Subito furono avvisati i capi del Consiglio dei Dieci. Si emette il bando.
Il bando conclude con la pena della decapitazione e squartamento per il Fontanella e solo il taglio di testa per Antonia Paio. 27 febbraio 1705. In calce un ulteriore scrupoloso ragguaglio: chiunque li aiuti avrà 10 anni di prigione serrata. Del Fontanella e della Paio non avremo più notizie.

 

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