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“Le vite degli altri”, un film bello e nobile screditato da Berlusconi

Berlusconi, il cinema e l’allegra brigata dei mestatori di corte. Il premier cita “Le vite degli altri” ma boicotta “Il Caimano”. E’ la schizofrenia dell’Egoarca, denunciata da Umberto Eco

I fatti messi in fila restituiscono sempre una lucida rappresentazione di ciò che accade intorno a noi. Anche nel caso dell’ultima esternazione del premier vale questo assioma. Proviamo a ricostruire cosa è successo.

Sarà un caso ma mercoledì 9 febbraio RAI2 in prima serata ha mandato in onda “Le vite degli altri”, il film Oscar 2006 come miglior pellicola straniera, che racconta la vita nella DDR, la Germania comunista dei primi anni ottanta, dove il clima del sospetto e la pratica della delazione erano prassi quotidiana. Il film ha fatto un buon risultato di audience: oltre un milione di telespettatori.

Sarà un caso ma giovedì 10 febbraio “Il Foglio” di Giuliano Ferrara e di proprietà della famiglia Berlusconi, ha pubblicato un’intervista al Presidente del Consiglio dove si porta un attacco concentrico e mirato alla magistratura (il riferimento alla Procura milanese è evidente), si evoca un fantomatico golpe bianco e, fralaltro, si afferma: “Dalle cronache di questi giorni – è il Premier che parla – si capisce che i pubblici ministeri e i giornali o i talk show della lobby antiberlusconiana, … , si muovono di concerto; si passano le carte, non si comprende in base a quale norma, … , come è avvenuto a Milano, scelgono insieme i tempi e i modi per trasformare in scandalo internazionale inchieste farsesche e degne della caccia spionistica alle “Vite degli altri” che si faceva nella Germania comunista”.

Sarà un caso ma da giovedì sera non si parla d’altro, la macchina mediatico-denigratoria è stata messa in moto, con l’effetto grancassa delle “citazioni colte” del Premier che servono soltanto a moltiplicare l’eco dell’intervista e a giustificarne il rimbalzo sui vari organi di stampa, compiacenti e non.

Sarà un caso ma ci sono eloquenti ragioni per credere che tutto ciò non è successo per caso. Quando si mettono in moto i professionisti del discredito nazionale (e l’Elefantino ne è un campione), i mestatori di corte, tutto è possibile.

Ma lo scempio più grande Berlusconi lo compie nei confronti del film. Perché “Le vite degli altri” è un film bello, alto e nobile. Al premier importava solo associare la locandina del film con l’agente della STASI che campeggia in primo piano (la potente polizia segreta della Germania comunista) intento a spiare le vite degli altri , interessava solo risvegliare l’odio di parte con il traino del film trasmesso in TV il giorno prima. Certo a Berlusconi nulla importava della trama vera del film, del fatto che l’agente che spia le persone man mano si rende conto dell’aberrazione cha sta compiendo, pur nell’assolvimento di un ordine, e comincia a simpatizzare con le vittime e ad innescare piccoli interventi a loro favore. A Berlusconi e al suo sodale guascone (Ferrara) importa del film solo la suggestione della citazione e la manipolazione conseguente.

Ma allora la domanda che si pone è la seguente: ma se il Premier è un cinefilo così raffinato perché non si è adoperato a convincere un altro suo mestatore di corte, il Direttore Generale della RAI Masi, a mandare in onda il film di Nanni Moretti “Il Caimano” o anche soltanto i sette minuti richiesti nella trasmissione di Serena Dandini “Parla con me”?

Evidentemente la sindrome schizofrenica denunciata da Umberto Eco nella manifestazione di sabato scorso (5 febbraio) al Palasharp di Milano pervade la vita di Mister B(ean) anche a livello filmico.

Se proprio si volesse proseguire con la metafora filmica, a Berlusconi non dovrebbe sfuggire che ormai il paese aspetta l’ultima scena, quella dove scorrono i titoli di coda e l’ultima immagine si fissa in un definitivo e liberatorio “The End”.

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