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Decine di lettere di preti e parroci da tutta Italia, scandalizzati dal Rubygate ma anche critici per l’atteggiamento cauto e diplomatico assunto dalla Cei sulla questione. È l’agenzia dei cattolici di base, Adista, a raccogliere gli appelli di tanti sacerdoti, in qualche modo delusi dalla prolusione del cardinale Angelo Bagnasco al Consiglio della Cei riunitosi ad Ancona, e che chiedono ai vertici della Chiesa italiana di abbandonare la posizione ‘terzista’ nei confronti di fatti da loro giudicati gravissimi.

«Le gerarchie ecclesiastiche (vaticane e italiane), di fronte a un presidente del Consiglio che va mandato a casa con ignominia, hanno preso posizione dandogli un buffetto accompagnato dalla raccomandazione: ‘Birichino, non farlo più!»’, scrive don Ferdinando Sudati, vicario parrocchiale a Paullo (Milano). Don Romeo Vio, parroco a Titignano (Pisa), se la prende con «l’atteggiamento di coloro che di Berlusconi sono stati i sostenitori» e soprattutto con quello «tenuto da gran parte della Chiesa ‘ufficialè»: «ora che sta per affondare», aggiunge, «finalmente la Cei, dopo aver rischiato di perdere la sua credibilità, sembra uscire dal compromesso», anche se «è tardiva la testimonianza di chi pugnala un politico ormai – speriamo – al tramonto». Per don Giorgio Rigoni, parroco a Patronà (Catanzaro), è fin «troppo facile oggi infierire su un uomo finito», mentre «la Chiesa ‘alta’ anche in questo caso di è dimostrata piccina, calcolatrice e accattona». Parole amare anche quelle di don Giovanni Barbareschi, sacerdote milanese di 89 anni, medaglia d’argento della Resistenza: «non è certo questa l’Italia che noi, ‘ribelli per amore’, sognavamo e per la quale abbiamo lottato». Don Mario Piantelli, parroco di San Michele Arcangelo e Castelnuovo, a Crema, va al nocciolo della questione: «mi associo volentieri alle richieste che da molte parti d’Italia (e non solo) vengono indirizzate ai vertici ecclesiastici di alzare forte la voce e di compiere azioni profetiche nei confronti dell’attuale governo Berlusconi». All’altro capo della Penisola, don Michele Ruggieri, parroco a Bucaletto (Potenza), sostiene che «siamo al colmo di ogni misura», e che «nessun motivo di opportunità politica potrebbe ancora giustificare il silenzio della Chiesa» e neanche «l’atteggiamento diplomaticistico della gerarchia». Non usa mezzi termini neanche don Francesco Pasetto, parroco della chiesa dei santi Vito e Modesto a Lonnano, Pratovecchio (Arezzo), secondo cui «i cristiani investiti di qualche potere ai potenti tutto perdonano mentre ai poveracci niente risparmiano». Lettere a decine che trasudano «disagio», che esprimono «sdegno» e «riprovazione» per la condotta del premier, che secondo don Mario Longo, della parrocchia milanese della Santissima Trinità, «strumentalizza la sua finta e falsa immagine di cattolico con il suo comportamento scandalosamente irrisorio di ogni regola cristiana». Dal cardinale Bagnasco, invece, dice don Luciano Scaccaglia, parroco di Santa Cristina, a Parma, «avremmo desiderato più coraggio»: «occorre meno diplomazia e più profezia – avverte -, meno parole pesate e bilanciate».

(ANSA)

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