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ROMA – In questi lunghi mesi della vertenza Fiat, si è spesso operato il  paragone con Alitalia sul fronte politico, industriale ma soprattutto sindacale.
Il  modello Alitalia ha fatto da apripista per uno spostamento degli equilibri e delle relazioni tra imprese e sindacati.

Durante la vertenza i sindacati, sono stati relegati al compito di sottoscrivere gli accordi in modo preventivo, tale compito si è consolidato in Fiat, creando nell’opinione pubblica l’immagine del sindacato ‘collaborativo’ non in grado di spostare le forze tra lavoratori e azienda.
In questo rapporto tra aziende e sindacati i due grandi ‘esclusi’, pur in modo diametralmente opposto, sono  i lavoratori e la politica.
Ai lavoratori, è stato posto il  ricatto di accettare la firma di una contratto di lavoro sfavorevole, pena la perdita dello stesso.
La politica invece, ha latitato dal suo ruolo di supervisore, salvo poi incidere come ago della bilancia nel ricatto ai lavoratori.
La pesante sentenza di condanna al gruppo Alitalia-Cai di Colaninno e soci per comportamento anti sindacale verso USB, riapre il dibattito sulla rappresentatività sindacale.

Il Tribunale di Civitavecchia obbliga la CAI a restituire all’organizzazione i diritti sindacali riconosciuti dallo statuto dei lavoratori e fin ora negati ad USB.
La sentenza, che si sviluppa in 7 pagine, ripristina i diritti violati dall’azienda per le sigle che non firmano subito i contratti, il giudice Francesco Colella in un passaggio stabilisce che “la rappresentatività del sindacato non deriva da un riconoscimento del datore di lavoro”, tale affermazione apre un precedente importante, che potrebbe servire anche alla Fiom ad evitare la firma tecnica, spostando la decisone in un secondo momento .
L’esclusione di USB (ex Sdl) dal tavolo delle trattative, risale alla costituzione di Alitalia-CAI nel 2008, quando insieme ad Anpac si rifiutò di firmare gli accordi che diedero il via alla nascita della nuova Alitalia.
Il sindacato USB, a seguito della condanna, rientra in Alitalia, vedendosi riconosciuti i diritti in base alla legge 300 (esercizio del diritto di assemblea, locali sindacali, permessi sindacali).
Oggi il tema del lavoro, viene riportato anche sui diritti dei lavoratori e sulla necessità di essere rappresentati da un sindacato “capace di imporsi al datore di lavoro come controparte contrattuale”.

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