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Palermo. Cuffaro si salva dal secondo processo: non luogo a procedere

PALERMO -Il giudice per l’udienza preliminare Vittorio Ananaia ha accolto integralmente la richiesta della difesa dell’ex senatore Totò Cuffaro (in carcere per scontare sette anni di reclusione) secondo cui il secondo processo per “concorso esterno in associazione mafiosa”, vertendo sugli stessi fatti per cui Cuffaro è stato già condannato in via definitiva, doveva concludersi con un “non luogo a procedere”. Il principio applicato dal giudice è conosciuto come “ne bis in idem” e consiste nel potere processare una persona due volte per lo stesso reato.

Si chiude in questo modo la seconda accusa mossa all’ex governatore siciliano, nata sostanzialmente dalla diversità di vedute che avevano opposto l’allora procuratore generale di Palermo Pietro Grasso e i suoi sostituti. Il primo spinse ed ottenne di mandare a processo l’imputato per un reato meno grave (favoreggiamento aggravato e diffusione di notizie coperte da segreto) per il quale poi effettivamente fu condannato. I sostituti volevano invece che il capo di imputazione fosse il concorso esterno. Fu così che, successivamente, una volta sostituito Grasso con Francesco Messineo, fu affidata al pm Nino Di Matteo una seconda inchiesta sfociata nel rinvio a giudizio di Cuffaro per concorso esterno in associazione mafiosa. L’accusa, sostenuta oltre che da Di Matteo anche Francesco Del Bene, aveva chiesto una condanna a dieci anni di reclusione. Oggi la sentenza con la quale Cuffaro è stato prosciolto.

 

 

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