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Ocse. L’Italia un paese in affanno

ROMA – Oggi l’OCSE, ha rilasciato i dati relativi alla crescita economica verificatasi nelle maggiori economie nel corso del quarto trimestre del 2010.

Nel periodo compreso tra il 1° ottobre ed il 31 dicembre dello scorso anno, secondo i dati della  Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, la crescita che, seppur stentatamente ed a macchia di leopardo, aveva cominciato a dare qualche segnale di vitalità nei paesi dell’area Ocse è tornata a calare, passando a + 0,4 % dal + 0,6 % del trimestre precedente.
Più preoccupante, in particolare per il nostro paese, il dato relativo al confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente. L’economia della’area Ocse è infatti cresciuta nel corso dell’anno del 2,7 %, in ribasso rispetto alla crescita annuale del 3,2 % fatta segnare nel corso del trimestre precedente. Il cielo è un po’ più scuro in Italia in quanto risulta la più lenta tra le sette maggiori economie, con un asfittico +1,3 % mentre l’economia più btrillante del G7 risulta essere quella tedesca con un + 4,0%.

Non sono mancate, e non poteva essere altrimenti, forti commenti da parte delle opposizioni che segnalano, ad esempio nelle parole del deputato del Pd Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei, come “’I dati Ocse testimoniano che siamo un Paese in affanno, tra quelli che crescono di meno in Europa.”
Farinone afferma inoltre che tale dato è il diretto “risultato di una politica economica assente, che ha del tutto dimenticato il ceto medio, le famiglie”.
Il vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, Antonio Borghesiha invece dichiarato:”Dopo la surreale conferenza stampa di ieri, con un premier e un ministro dell’economia che tentavano di fare il resoconto positivo della politica economica degli ultimi due anni, ecco che a smentire le loro frottole arrivano i dati, durissimi, dell’Ocse”.
“L’Italia è in una posizione estremamente critica”  ha poi concluso il deputato dell’IdV invitando l’attuale esecutivo a farsi da parte “lasciando alla politica la possibilità di andare avanti e di risolvere i problemi reali del Paese”.

Ed in campo economico si svolgerà domani e dopodomani proprio a Parigi, dove ha sede l’Ocse,  la prima riunione del G20 finanziario, che accoglie ministri delle Finanze e governatori delle banche centrali delle 20 economie piu’ sviluppate e di quelle emergenti, presieduto da Christine Lagarde e Christian Noyer.

All’ordine del giorno misure per contrastare gli squilibri macroeconomici mondiali, coordinamento delle politiche economiche ma anche alcuni punti caldeggiati particolarmente dalla presidenza di turno (francese), in particolare per quanto riguarda il governo del rapporto di cambio tra le maggiori valute, argomento bollente viste le tensioni tra Cina e USA per il valore di scambio della valuta cinese (lo yuan). Il G20 rappresenta la maggior parte dell’economia mondiale ( l’85% ) ed i due terzi della popolazione mondiale. A farne parte sono: Unione europea, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Stati Uniti, Canada, Brasile, Messico, Argentina, Russia, Turchia, Arabia Saudita, Cina, India, Indonesia, Corea del Sud, Giappone, Australia e Sudafrica.
Oltre la Spagna che ha lo status di invitata permanente, a Parigi sono stati invitati anche i ministri degli Emirati Arabi Uniti, dell’Etiopia e di Singapore.
Oltre alle nazioni partecipano anche la Banca mondiale, il Financial stability board, il Fondo monetario internazionale, l’Ocse e le Nazioni Unite.
Per l’Italia sarà presente, oltre al ministro dell’Economia Giulio Tremonti,  Mario Draghi, che partecipera’ nella duplice veste di governatore della Banca d’Italia e di segretario generale del Fsb

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