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Teatro Vascello. “Marble”: quando i sogni nascondono i desideri. La recensione

ROMA – Sono le vite che non abbiamo vissuto ad ucciderci lentamente, ad innescare una ribellione continua contro il nostro presente.

Solleticando insistentemente una spasmodica, affamata voglia di novità. E se questo avviene dietro le sbarre di un matrimonio consumato dagli anni, la rivolta si fa più violenta, incontrollata, furiosa. “Marble” – scritto da Marina Carr e in scena al Teatro Vascello fino al 6 marzo – è la parabola discendente di due amori avvizziti. Due coppie assistono impotenti al disfacimento definitivo del loro matrimonio, quando uno dei due personaggi maschili e la moglie dell’altro iniziano a sognarsi. E nei loro sogni sono insieme in una stanza di marmo e fanno l’amore, selvaggiamente, travolti dalla passione. Ma la trasgressione onirica, non svanisce al mattino, anzi instilla nei due una inquietudine crescente, facendo venire a galla tutta l’insoddisfazione repressa per le rispettive vite coniugale piatte e monotone. I sogni dei due protagonisti, che si conoscono appena, aprono il vaso di Pandora dei desideri sopiti. In questa fuga dalla realtà asfittica e stantia, si innesca – con una perversa voracità – lo smottamento delle due coppie verso il baratro.
I due amanti onirici – così come i rispettivi partner – temono il cambiamento ma ne sono attratti in modo ipnotico, lo bramano intimamente. E la resistenza che provano ad opporre agli eventi è fragile, perché troppo robusto il bisogno affettivo di essere nuovamente amati, voluti, appagati.  

“Marble” punta il dito contro quelle unioni apparentemente consolidate che nascondono, sotto la cenere della routine, i tizzoni ardenti dell’insoddisfazione. Perché quando il matrimonio si trasforma – come dice una delle protagoniste – “nella orribile ripetizione di giorni e di notti”, il tempo diviene irreale, irrazionale, opaco. Gli anni scivolano via senza più dolore, nell’attesa che tutto finisca. L’amore diventa un patto tra estranei, che condividono incidentalmente la vita, senza più sentirsene attori. E in questo trionfo dell’apparenza borghese, basta scostare lo sguardo dal percorso solo per un istante perché tutto crolli. Nel caso dei due protagonisti basta un sogno, una proiezione astrale del proprio Io, a scardinare lo status quo e a rivitalizzare la libido perduta.
La compagnia Officine Puricelli-La Fabbrica dell’Attore, dopo il successo di “A cena da amici” di Donald Margulies, ritorna con “Marble” a scandagliare le criticità del rapporto uomo-donna nella contemporaneità. Paolo Giovannucci, Paolo Zuccari, Antonella Attili e Teresa Saponangelo – muovendosi su una scena essenziale e minimal – grazie ad una performance di grande intensità emotiva, costringono chi assiste a “Marble” a muoversi nel bunker della propria intimità emotiva, a guardare oltre le ambiguità, a mettersi in discussione.

Il Teatro Vascello di Roma
PRESENTA
dal 15 febbraio al 6 marzo
MARBLE
•    di Marina Carr
•    Traduzione Valentina Rapetti
•    Con Paolo Giovannucci, Paolo Zuccari,  Teresa Saponangelo, Antonella Attili.
•    Regia Paolo Zuccari
•    Assistente alla regia Marco Canuto
•    produzione TSI La Fabbrica dell’Attore  – Officine Puricelli – Tournesol

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