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BAHREIN – Dopo gli scontri che nei giorni scorsi hanno causato la morte di sei persone e il ferimento di centinaia di altre, i manifestanti antigovernativi in Bahrein hanno oggi ottenuto una significativa vittoria: l’esercito si è ritirato dalle strade e loro hanno così riconquistato il luogo simbolo della protesta, Piazza Perla, nel centro di Manama. Ma ancora di certo non basta. Le loro richieste rimangono le stesse: una riforma costituzionale che trasformi il Paese da monarchia assoluta a monarchia costituzionale. E le dimissioni del premier sheikh Khalifa bin Salman al Khalifa, che è alla guida del governo da quarant’anni. Stasera a sorpresa è arrivata una prima risposta del governo che, in un messaggio diffuso via Twitter, ha annunciato che il principe ereditario ha aperto un «processo di diago» con alcuni partiti dell’opposizione. Il re, sheikh Hamad bin Isa Al-Khalifa sembra dunque intenzionato a trattare: il sovrano aveva infatti già delegato il suo principe ereditario, sheikh Salman bin Hamad al-Khalifa, ad avviare un dialogo nazionale con «tutte le parti».

Al Khalifa la notte scorsa ha ricevuto una telefonata dal presidente Usa, Barack Obama, che, ha reso noto la Casa Bianca, ha «condannato la violenza impiegata contro manifestanti pacifici» e ha affermato «che gli Stati Uniti credono che la stabilità del Bahrein dipenda dal rispetto dei diritti universali del popolo e da un processo di riforme». Poche ore dopo, i blindati e i militari hanno abbandonato Piazza Perla, e i manifestanti, in festa, ne hanno ripreso possesso. Sono entrati a decine di migliaia. Cantando, sventolando centinaia di bandiere bianche e rosse del Bahrein, o persino baciando la terra. E innalzando di nuovo decine di tende, per mettere in chiaro le loro intenzioni. Per seguire l’esempio degli egiziani che con il presidio sulla piazza Tahrir del Cairo sono riusciti l’11 febbraio dopo 18 giorni a spodestare il presidente Hosni Mubarak. E per sottolineare ulteriormente la loro determinazione, poche ore dopo l’unione generale dei sindacati del Bahrein ha convocato uno sciopero generale illimitato a partire da domani. Non vi è nessuna reazione all’apertura di stasera ma l’opposizione in precedenza aveva fatto sapere che «per prendere in considerazione il dialogo, il governo deve dare le dimissioni». Ad esprimersi in questi termini era stato Abdel Khalil Ibrahim, capo del gruppo parlamentare del Wefaq, principale partito dell’ opposizione sciita. La decisione di ritirare le forze di sicurezza dalla piazza è ufficialmente arrivata proprio dal principe ereditario, che è il vice comandante supremo delle forze armate, e che poi ha anche indetto una giornata di lutto nazionale «per i figli – ha detto – che abbiamo perso». Una mossa certamente apprezzata dai manifestanti, che sono in massima parte sciiti, come il 70% della popolazione; mentre la famiglia reale, al potere da oltre due secoli, è invece sunnita, così come gran parte della classe dirigente. Ma la strada per recuperare la stabilità del Paese rimane ancora lunga. Soprattutto considerando che nel maggiore ospedale del Bahrein nelle ultime ore sono state medicate tra le 60 e le 80 persone per gli effetti di gas lacrimogeni o perchè colpite da proiettili di gomma. Davanti allo stesso ospedale, che ha già medicato centinaia di persone, ancora ieri una folla inferocita gridava: «Morte agli Al Khalifa».

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