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Bossi: no all’immunità parlamentare e sul 17 marzo si scontra con Fini

ROMA – «La gente pensa che Berlusconi sia un po’ perseguitato, quindi sarebbe d’accordo, ma per tutti i parlamentari no». Lo ha detto il leader della Lega Umberto Bossi replicando ai cronisti in Transatlantico al Senato sul ripristino dell’immunità. Lei sarebbe d’accordo? «io sono contrario a far tornare l’immunità». Con queste parole il leader leghista sembra aver stoppato sul nascere il proposito berlusconiano di reintrodurre nella Costituzione l’immunità parlamentare, abrogata da una legge costituzionale del 1993. Umberto Bossi ha poi ribadito di essere favorevole al “processo breve”. In ogni caso, non ha alcuna intenzione di mettere in discussione il rapporto con Silvio Berlusconi e garantisce nuovamente la sua lealtà al governo. «Andiamo avanti con Berlusconi – ha affermato al Senato a margine dei lavori sul federalismo municipale – su di lui non voglio dire nulla. Tutti parlano ma Berlusconi è l’unico che ci garantisce i voti, lui ha i voti». La leadership del Cavaliere non è in discussione e chi vorrebbe Maroni o Tremonti alla guida dell’esecutivo è fuori strada. «Maroni – ha assicurato il ministro per le Riforme – non accetterebbe mai di fare il premier. Roberto ha voglia solo di andarsene in pensione per stare al mare. Tremonti? No, nemmeno lui lo farebbe. Vuole troppo bene a Berlusconi».

Lo scontro con Fini sul 17 marzo

Il 17 marzo sarà festa, ma sulla sua opportunità non si fermano le polemiche che il presidente della Camera Gianfranco Fini ha definito «incomprensibili». La Lega Nord e i suoi esponenti continuano a precisare che loro, a dispetto della data diventata rossa a tutti gli effetti sul calendario, continueranno a lavorare. Perchè, come ha spiegato Bossi, la celebrazione del 150/o anniversario dell’Unità d’Italia «costa tantissimo». Fini ha invece inaugurato a San Giovanni in Persiceto una mostra del Comune sul contributo dato dai cittadini del centro bolognese alla causa risorgimentale. Uno dei piccoli mille tasselli che sotto tantissimi campanili d’Italia viene organizzato per ricordare l’Unità. Segno evidente di smentita, secondo Fini, per chi «credeva che ci fosse indifferenza e disinteresse, forse era un auspicio di qualcuno, ma non è la realtà». Nell’opinione pubblica, secondo il presidente della Camera, c’è invece una grande partecipazione «testimoniata anche dal successo di Benigni nella sua illustrazione dell’Inno di Mameli al festival di Sanremo che ha dimostrato la vitalità dell’interesse nazionale a dispetto di chi lo dava per affievolito». Fini non ha perso l’occasione per lanciare una stoccata a distanza alla Lega, definendo «incomprensibili» le polemiche suscitate per l’occasione e spiegando loro (anche se si rivolgeva agli studenti) che Carlo Cattaneo e la sua idea di federalismo aveva al centro lo spirito unitario. Una sponda istituzionale gli è arrivata da Palazzo Madama. Il presidente del Senato Renato Schifani ha infatti ribadito che «tanti giovani nel Risorgimento hanno lasciato la vita per un valore irrinunciabile: l’unità d’Italia, che è un valore fondamentale, sacro, e da difendere come hanno fatto i nostri predecessori». Un tema sul quale le polemiche sono «inaccettabili». Ma la festa continua a non andar giù ai leghisti. E se Bossi, dopo il suo voto difforme in consiglio dei ministri sul 17 marzo, si è limitato ad osservare che costa molto, in Lombardia le camicie verdi della Regione hanno già dichiarato di non santificare la festa con una specie di sciopero a rovescio. Il presidente del consiglio regionale lombardo, Davide Boni, ha annunciato che il 17 marzo gli uffici del Pirellone rimarranno aperti e lavoreranno normalmente. Lo stesso faranno gli assessori leghisti della giunta Formigoni, come annunciato dal vice presidente lombardo Andrea Gibelli. E se gli uffici di Palazzo Lombardia, la nuova sede della Regione, a differenza di quelli del consiglio, saranno chiusi, «staremo in mezzo alla gente come abbiamo sempre fatto – ha garantito – esercitando le nostre funzioni fuori dal palazzo ma continuando a lavorare anche in quella giornata».

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