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Condanna a morte del legale di Sakineh. Per Iran Human Rights la fonte non è attendibile

TEHERAN – Javid Houtan Kian, l’avvocato di Sakineh la donna iraniana accusata di aver ucciso il marito e sulla cui testa pende una condanna per impiccagione, potrebbe subire la stessa sorte.

L’allarme è stato lanciato dal Comitato internazionale contro la lapidazione che dichiara di aver ricevuto una lettera di Kian dal carcere dove denunciava di subire maltrattamenti. L’uomo è detenuto dallo scorso 10 ottobre nel carcere di Tabriz ed è stato trasferito nella prigione di Evin per essere giustiziato. Secondo quanto riferito dal Comitato qui avrebbe subito torture: “Sono stato torturato selvaggiamente, ma non mi arrendo e non chiuderò gli occhi di fronte a tanta ingiustizia”, avrebbe scritto l’uomo.

Ad ottobre Kian fu arrestato insieme al figlio di Sakineh, Sajjad Ghaderzadeh, e ai due giornalisti tedeschi del Bild, liberati pochi giorni fa. Marcus Hellwig e Jens Koch erano accusati di aver commesso crimini contro la sicurezza nazionale iraniana. Pena poi commutata nel pagamento di una multa di 36.500 euro ciascuno. Dovevano scontare 20 anni di carcere per aver intervistato il legale di Sakineh e suo figlio senza chiedere prima il necessario permesso del ministero della Cultura per attività di questo tipo.

Immediata arriva la smentita del portavoce di Iran Human Rights, Zara Tofigh, che polemizza contro la ripetuta diffusione di notizie da parte del Comitato internazionale poi risultate false, come l’annuncio della liberazione di Sakineh. “Per ora Kian si trova nel carcere di Tabriz e ovviamente siamo tutti molto preoccupati per lui. È stato accusato di attività contro il regime e rischia la pena di morte. Ma non possiamo assolutamente confermare una sua imminente esecuzione” ha commentato la Tofigh. Secondo quanto diffuso dal Comitato Kian avrebbe avuto quattro condanne a morte, tre delle quali poi revocate. L’ultima resta valida e per quanto denunciato potrebbe essere eseguita a breve. “Ci appelliamo a tutte le organizzazioni per i diritti umani, locali e internazionali, affinché chiedano urgentemente al regime iraniano l’immediata liberazione di Houtan Kian e di Sakineh Ashtian” si legge nella nota.

Da Teheran fanno sapere che si tratta di affari interni, come quelli relativi agli arresti dei leader dell’opposizione Mousavi e Karroubi. Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Ramin Mehmanparast ha dichiarato che “Nessun Paese ha, né avrà mai, il diritto di interferire in decisioni della magistratura”. Faccenda complicata, i due uomini sono stati portati in carcere con le rispettive mogli, e nei loro confronti l’accusa è di tradimento degli ideali della Repubblica islamica, punibile in Iran con la pena di morte. I figli hanno indirizzato una lettera ai capi islamici affinché intervengano per evitare la morte di due persone in nome dell’Islam. “I nostri genitori non hanno commesso alcun reato. Hanno solo parlato di diritti e la loro carcerazione è la dimostrazione che sono nel giusto”, scrivono.

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