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Maroni getta i soldi pubblici. Il governo ha paura del referendum

ROMA – Anche i maggiori partiti politici sono sul piede di guerra per le scelte del Ministro Maroni che ha deciso di separare Referendum ed Amministrative gettando dalla finestra diverse centinaia di milioni di euro. Il Ministro si difende dicendo: “Il decreto di indizione dei comizi elettorali riguarda le amministrative, il referendum è un’altra cosa”.

“Il referendum è una cosa diversa dalle Amministrative e poi per il Referendum è previsto il raggiungimento del quorum. Io sono favorevole a farlo l’ultima domenica utile, il 12 Giugno, secondo tradizione”. Parla di tradizioni dunque il Ministro Maroni e settorializza le tipologie del voto in tempo di crisi. Pare non sfiorargli minimamente l’idea che in questo modo si gettano dalla finestra dai 300 ai 400 milioni di euro.

Cosa importa, in fondo sono briciole rispetto ai costi della politica….
Ma la protesta degli altri partiti piove come grandine contro il Ministro Maroni. Fortissime le critiche dell’opposizione.

Franceschini, capogruppo del PD,  afferma che si tratta di uno spreco di denaro pubblico senza precedenti. L’idv è molto più dura: “Rubano 350 milioni agli italiani”. Votare per il referendum il 12 Giugno e non il 29 Maggio insieme alle amministrative è uno spreco enorme di soldi pubblici, un furto di 350 milioni di euro nelle tasche degli italiani”. Le parole Sono di Massimo Donadi che si concede ai giornalisti alla Camera dei Deputati.

Donadi asserisce anche che per lui Maroni ha paura del Referendum e per questa paura non esista a sacrificare centinaia di milioni di euro prendendoli dalle tasche dei contribuenti.

Anche Di Pietro insiste sulla paura di “un governo timoroso e truffaldino ed anche un pò ladro poichè, decidendo di mandare a votare gli elettori una settimana dopo l’altra, spende il doppio dei soldi quando, invece, potrebbe concentrare il tutto nella stessa settimana”. Di Pietro in questa mossa di Maroni vede solo la ferrea volontà di svogliare ancora di più i cittadini, mandandoli a votare due volte anziché una. In questo modo si impedisce, in maniera molto sottile, di raggiungere il quorum su tre temi fondamentali: l’acqua, il ritorno al nucleare e, soprattutto, il legittimo impedimento.

Ma sono giorni ormai che i politici aprono la protesta nella rete: su Facebook Felice Belisario dell’IDV ha aggiornato la sua immagine del profilo aggiungendo il logo riportante la scritta: “Io voto il 29 Maggio” che allude alla petizione che sta impazzando nel web per l’anticipazione del Referendum accorpandolo con le Amministrative.

LE DUE PETIZIONI
Acqua bene comune
Io voto il 29 maggio

A questi esponenti dei due maggiori partiti politici di opposizione si aggiungono anche le voci unanimi di Rosy Bindi, Nichi Vendola,  Angelo Bonelli, Leoluca Orlando, Fabio Granata, Antonino Lo Presti, Antonio Misiani, Stefano Rodotà, Salvatore Borsellino, Articolo 21, Marco Travaglio, Dario Fo, Franca Rame, Concita De Gregorio, Gioacchino Genchi, Gianni Rinaldini, Gianfranco Mascia, Bruno Tinti, Milva, Dario Vergassola, Vincenzo Vita, Anna Finocchiaro.

Il governo che ha fatto più tagli alla cultura nella storia dell’Italia inaugura il 150esimo anniversario con uno spreco di oltre 300 milioni di euro e calpestando l’idea di risparmiare soldi pubblici e disonorando l’espressione del potere dei cittadini.

Ma Maroni non si lascia sfiorare dalle proteste ed afferma che ha addirittura chiesto l’anticipazione del voto delle Amministrative “tra il 15 e 16 Maggio. In questo modo ci sarà uno stacco di quasi 30 giorni”.

Effettivamente unire Referendum  ed Amministrative poteva essere un problema più serio di quel che si pensi. Non si può rischiare di raggiungere il quorum per i Referendum e vedere al contempo sprofondare il partito di centro destra per la troppa affluenza di quanti spesso preferiscono restare a casa disgustati da una politica che, a detta di molti, ignora le ingerenze dei cittadini e predilige le leggi ad personam!

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