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MILANO –  «Siamo disponibili anche a celebrare una doppia udienza il lunedì purché non siano due dibattimenti». Lo ha detto l’avvocato Niccolò Ghedini, uno dei difensori di Silvio Berlusconi a proposito dell’incontro che si è tenuto ieri con il presidente del tribunale di Milano, Livia Pomodoro, per cercare di coordinare i diversi procedimenti a carico del premier che vuole essere presente in aula, con i suoi impegni istituzionali e di governo. Ghedini, parlando con i giornalisti, in attesa dell’inizio dell’udienza preliminare per il caso Mediatrade, ha sottolineato che bisogna bilanciare gli impegni di governo con quelli giudiziari e ha affermato che il presidente del Consiglio è disponibile «per quattro udienze al mese, il lunedì, e a recuperare in casi estremi il sabato».

È la nuova tattica che il Cavaliere avrebbe imposto al suo legale. Dopo quindici anni in cui l’attuale premier non ha mai partecipato ad alcuna udienza (salvo una in cui si limitò a “dichiarazioni spontanee”, cioè il solito comizio), ora avrebbe cambiato la sua strategia, decidendo di presenziare in aula una volta a settimana (“anche dalle 9 alle 21, se i giudici sono d’accordo” ha detto Ghedini) e difendendosi “nel processo”. Insomma, il Cavaliere vorrebbe in questo modo rispondere a tutti coloro che lo accusano di essere sempre sfuggito “dal processo”, come in effetti è avvenuto fino ad ora.

Ma si può veramente dare credito a questa ipotesi? Secondo i calcoli del Cavaliere i giudici non avrebbero niente in mano per condannarlo. La concussione sarebbe difficilmente provabile, dato che Ghedini sventola in continuazione la sua “prova regina”,  cioè la relazione che il capo della procura dei minori, dottoressa Frediani, ha firmato ad ottobre del 2010, in cui asserisce che la vicenda dell’affidamento di Ruby a Nicole Minetti in quella famosa notte del 2010 avrebbe rispettato tutte le procedure di legge.

Il Cavaliere fonda la sua strategia sulla convinzione (che, pare, sarebbe confermata da sondaggi riservati) che una partecipazione mediatica al processo e un’eventuale assoluzione gli farebbero sbancare le urne delle amministrative primaverili. Dopo le cosiddette “indagini difensive” dell’avvocato Ghedini, con stuoli di giovani e avvenenti testimoni che sono pronte a giurare sull’innocenza del loro illustre amico, i calcoli del premier potrebbero anche risultare esatti. Un po’ come la sua sicurezza di avere di nuovo una maggioranza parlamentare dopo la scissione dei finiani, con stuoli di deputati convinti a entrare (o rientrare) nella maggioranza con la promessa di poltrone e prebende varie.

Come evidente, il problema rimane sempre lo stesso: l’enorme ricchezza di Silvio Berlusconi, che è in grado di sovvertire qualsiasi risultato o previsione. Come un giocatore di poker che getta sul piatto dieci milioni di euro di rilancio cui gli altri giocatori non potranno mai rispondere e saranno costretti a passare la mano, pur avendo carte migliori.

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