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Mozione Election Day, non passa. Il voto del radicale Beltrandi al servizio della maggioranza

ROMA – Alla Camera non sono passate per un solo voto le tre mozioni dell’opposizione che chiedeva di accorpare al primo turno le elezioni amministrative con l’Election Day.

Questa volta a rovesciare le aspettative è stato il radicale Marco Beltrandi, che ha votato con la maggioranza. “Ho votato in dissenso dal Pd – ha precisato – perchè sono contrario al quorum e perchè penso che l’election day sia un sotterfugio per aggirare la legge. I miei compagni radicali questo lo sanno: io sono ferocemente contrario all’abbinamento amministrative e referendum. Lo ritengo un escamotage per raggiungere il quorum – ha aggiunto – . Il mio dissenso è politico, figuriamoci se voglio passare in maggioranza”.  Invece di fatto l’esponente radicale lo ha fatto, ha appoggiato il governo Berlusconi, tradendo anche la storia del suo partito che di battaglie per i diritti ne ha combattute in passato.
Ma diciamoci la verità, l’Election Day  intimoriva la maggioranza perchè i suoi esponenti sapevano benissimo che votare lo stesso giorno avrebbe fatto non solo risparmiare alle casse dello Stato ulteriori spese, ma probabilmente anche il quorum sarebbe stato raggiunto, visto che le amministrative sono da sempre un evento partecipato dai cittadini.
Non ci resta che piangere su questa ennesima mossa del deputato radicale, il quale evidentemente è disinteressanto alla crisi economica, visto che per forza di cose la sua posizione penalizzerà le tasche degli italiani.

Tempestive le reazioni del Pd, che attaccano la scelta – a loro detta  immotivata – di Beltrandi. “Beltrandi sarebbe stato determinante, il suo non è stato un no qualsiasi visto che con l’election day si sarebbe votato sul legittimo impedimento, sul nucleare e sull’acqua. È inaccettabile, convocherò ufficio di presidenza e ragioneremo”, ha seccamente polemizzato il capogruppo del Pd Dario Franceschini. Più morbida la reazione di D’Alema che si limita a dire “Non so perchè Beltrandi abbia espresso un voto così singolare”. Mentre Rosy Bindi definisce la posizione del radicale come una scelta gravissima. “Ci sono dei momenti nei quali la disciplina di un gruppo è fondamentale” ha detto la presidente del Pd.  Per il deputato, reo di aver perso la propria identità politica si potrebbe presagire una probabile espulsione. D’Altra parte la storia insegna. Nelle fila dei radicali non è la prima volta che assistiamo al cosiddetto voltagabbana.

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