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Nucleare. Greenpeace contro Maroni e il referendum all’italiana

ROMA – Il Governo di Berlusconi è come la Ferrari. Come Armani. Come Fellini. Addirittura come Leonardo Da Vinci. E’ un vanto per il Paese: è un inno alla creatività italiana. Infatti le inventa tutte pur di far passare il nucleare.

Maroni ha proposto il 12 giugno per votare il referendum su legittimo impedimento, acqua e nucleare. Respingendo la proposta, proveniente da più parti, di accorpare questo voto a quello delle amministrative, fissate per il 15 e il 16 maggio.

Dunque. Non bastava lo stop agli incentivi per il fotovoltaico. Non bastava la ‘furba’ litigata con Gheddafi, tale da indurlo a minacciare di chiuderci gas e petrolio. Non bastavano le recite sulla sicurezza del nucleare (i filmati di certi ministri, mentre dicono ‘centrali sicure in Italia’, sono già sotto esame da parte dei fans del telefilm “Lie to Me”… ).
Siccome è molto probabile che in un referendum sul nucleare vincano i contrari, ecco l’ennesimo colpo di genio: rendere nullo il voto. Adottando un trucchetto banale, molto italiano e spudoratamente ‘visibile’. Scegliendo una data in cui, dal 1997 ad oggi, il quorum non è mai stato raggiunto: metà giugno. Con le scuole chiuse e con molta gente già in vacanza, e quindi lontana da casa e dal seggio elettorale. Al Governo piace vincere facile.

Questa considerazione porta a farne di conseguenza un’altra, sorprendente. Le polemiche tra favorevoli e contrari sulla questione nucleare sono uno show. Puro e semplice show. Ben vengano tutte le liti in diretta tv tra i due schieramenti.  Recitano. Danno materiale alle televisioni e ai giornali.
Non potrebbe essere altrimenti.  E’ elementare, Watson. Il Governo in pratica già sa di vincere. Casini ha già offerto il suo voto. Anzi, ha pure messo fretta all’esecutivo. Quindi, se in Parlamento l’opposizione non riuscirà a bloccare questo piano nucleare, l’unica arma dei contrari all’atomo sarà il referendum. E quest’unica arma già è stata di fatto neutralizzata da quella che ha tirato fuori Maroni, la proposta di votare a giugno. Durante una furiosa battaglia mediatica avversa, un politico scaltro, sapendo che comunque alla fine vincerà la guerra, fingerebbe di battere in ritirata, non creandosi inutilmente nuovi e più arrabbiati nemici. Addirittura darebbe loro ragione. Direbbe: “sì, è vero, di sicuro il nucleare è sbagliato, difficilmente andremo avanti col nostro piano”. Darebbe lo zuccherino a tutti questi sbraitanti ecologisti. In sostanza, lascerebbe calmare le acque. Tanto a giugno, quando l’impatto mediatico della crisi nucleare giapponese si sarà probabilmente attenuato, grazie al solito quorum estivo la vittoria della maggioranza sarà quasi scontata. E magari passerà pure inosservata dalla maggioranza del Paese: verrebbe considerata l’ennesima beffa della politica, di cui conversare con rassegnazione all’ombra di un ombrellone in spiaggia. Per cui, a rigor di logica, un politico scaltro eviterebbe di dire “protestate pure, tanto qui oramai si è deciso e non si cambia più strategia”; mai si sognerebbe di affermare “il nucleare è la forma di energia più sicura e più pulita”; si cucirebbe le labbra piuttosto che lasciarsi sfuggire che “le rinnovabili vanno eliminate perchè costano troppo, mentre il nucleare ci costa molto di meno”.

Quindi, ragionando, si arriva ad un’unica conclusione logica. E’ tutta una grande recita, alla quale prendono parte sia i favorevoli sia i contrari. Una grande candid camera, nella quale il piccolo omuncolo italiano è l’ignara vittima dello scherzo. Che verrà forse rivelato il giorno del referendum, con, sulla scheda, la scritta  “sei su scherzi a parte!”

Perchè se non fosse una recita, allora quale sarebbe la strategia di questi politici di destra? Sapendo già di vincere, che senso avrebbero tutte queste incitazioni alla rissa mediatica? Chi mai provocherebbe l’avversario? Chi mai lo sfotterebbe? Chi mai lo farebbe arrabbiare, sapendo che tra manifestazioni, iniziative parlamentari e raccolta di firme, grazie ad una grande adesione popolare, motivata proprio dalla rabbia, l’avversario (il fronte dei contrari) potrebbe tirare fuori l’asso dalla manica, e sabotare questo grande piano cri…nucleare?

E infatti eccolo un (probabile) asso: la raccolta di firme avviata da Greenpeace Italia.
Sul loro sito (con google lo si trova subito), c’è la pagina nella quale inserire nome e e-mail per l’adesione. Di seguito l’appello che accompagna l’iniziativa:
“Referendum nucleare: Maroni, fai risparmiare all’Italia 400 milioni di euro.
Tra il 15 aprile e il 15 giugno ci sarà il referendum che potrà fermare il ritorno del nucleare in Italia. Chiediamo al Ministro dell’Interno On. Roberto Maroni di accorpare l’appuntamento referendario con le elezioni amministrative che si terranno in molte città a maggio.Per due motivi: facilitare la partecipazione democratica al referendum; risparmiare soldi pubblici per 400 milioni di euro.
Con 400 milioni di euro si potrebbero istallare impianti eolici per dare energia a circa 200.000 famiglie italiane. Chiedi al Ministro Maroni di votare a maggio, favorendo la partecipazione democratica e risparmiando soldi pubblici.”

Postilla. Alla domanda “perchè a giugno?”, Maroni ha risposto “per mantenere la tradizione dei referendum a giugno”.  (Coraggio, è solo una candid camera). Comunque, se davvero si volesse rispettare la tradizione, perchè il Ministro dell’Interno (che, per inciso, nel 2009 chiese e ottenne l’accorpamento delle elezioni amministrative con quelle europee) non fissa la data a novembre? Dopotutto, è stato l’8 novembre 1987 che fu votato il primo (e si pensava, che ingenui, unico) referendum sul nucleare. Così, sempre per assecondare la tradizione, d’ora in poi si potrebbero fare tutti i referendum sul finanziamento ai partiti il 18 aprile; tutti quelli sul divorzio il 12 maggio; tutti quelli sull’aborto il 17 maggio…

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