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Caso Marchionne. La Fiat diventerà americana?

ROMA – Torna a far parlare di sé la Fiat. Per la casa torinese, che al momento smentisce, sembrerebbe ora di fare i bagagli e trasferire il centro principale delle proprie attività oltreoceano.

Il motivo ventilato suona, sinistro, come una neanche troppo velata minaccia, imposizione fiscale troppo elevata, in Italia si pagano troppe tasse.
Il progetto porterebbe alla acquisizione della maggioranza di Chrysler, attualmente nelle casse di Fiat ha trovato albergo il 25 % della casa americana con la possibilità di salire al 35 % a titolo gratuito. Il surreale risultato sarebbe quello di vedere un’impresa salvata ad un passo dal fallimento che incorpora il proprio salvatore.
Una notevole iniezione di liquidità potrebbe inoltre arrivare dalla quotazione della Ferrari, sul cui valore girerebbe la cifra di circa 5 miliardi di euro. La Fiat, ora al 90 % potrebbe vendere il 39 % di Ferrari restandone al 51% ed incassando circa 2 miliardi di euro.

Qualche maligno potrebbe arrivare a pensare che una sponda migliore l’attuale esecutivo italiano non la troverà mai più, quale momento migliore per iniziare una guerra al ribasso sulle imposizioni fiscali sui redditi aziendali e sulle persone fisiche con redditi a 9 zeri, ma sarebbe, appunto, il pensiero di un maligno.
In fondo poi, io avrei qualche riserva mentale nei confronti di chi, nel corso di un serissimo rapporto finanziario sulla situazione della Fiat, arrivi a paragonare Marchionne ad Elvis Presley.
Ma tant’è, la seriosa Reuters, nel lungo report sulla casa del Lingotto parla addirittura di «rock star appeal» di Marchionne al Salone di Ginevra e lo definisce l’Elvis Presley del settore auto.
senza scendere però, e per fortuna, in dettagli musicali. Anche perchè gli italiani non sono molto interessati a sapere se Marchionne è più country o più blues mentre continuano a chiedersi come mai Fiat sia ancora una azienda privata.

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