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Siria. Daraa simbolo delle rivolte

DAMASCO – Altra giornata di scontri e morti  In Medioriente. Almeno 30 morti nella sola giornata di ieri 25 Marzo in Siria a causa degli scontri tra dimostranti e forze dell’ordine.

 A Samnin si contano almeno 20 morti, a Daraa, sono morte almeno due persone, a Damasco nel sobborgo Mauadamieh la polizia ha arrestato una decina di manifestanti e ucciso tre persone. Ieri le forze di sicurezza siriane avevano ucciso 20 persone aprendo il fuoco contro manifestanti che dal Nord tentavano di raggiungere Daraa, nel sud del Paese, per unirsi alle proteste nella città teatro delle violenze di questi giorni. Secondo quanto riferiscono le tv panarabe al Jazeera e al Arabiya l’obiettivo dei dimostranti consiste nel  portare sostegno alla città assediata, dove oggi è stato appiccato il fuoco alla statua dell’ex presidente Hafez al Assad.

Da mercoledì intorno alla città vicina alla frontiera giordana l’esercito ha creato un cordone con posto di blocco per controllare chiunque voglia entrare nella città. Due giorni fa, almeno 15 persone, tra le quali una bambina di 11 anni, sono state uccise negli scontri tra forze di sicurezza e dimostranti che celebravano i funerali di due delle 12 vittime dell’assalto  notturno della polizia alla moschea di Omari  (presa come rifugio dei manifestanti), in cui  sei persone erano rimaste uccise

Manifestazioni questa mattina sono scoppiate anche a Qamishli, località prevalentemente abitata da curdi all’estremo nord-est della Siria, al confine con Turchia e Iraq, dove centinaia di residenti sarebbero scesi in strada in sostegno della “intifada” anti-regime in corso a Daraa, e la polizia avrebbe sparato contro i manifestanti.
Il presidente siriano Bashar al-Assad, dopo la violenta repressione delle dimostrazioni, oggi ha decretato le dimissioni del governatore di Daraa Faysal Kulthum. Ha inoltre dato disperato e ruffiano ordine di innalzare immediatamente i salari ai dipendenti statali e di formare una commissione per studiare l’eventualità di abolire la legge d’emergenza, che mette al bando le manifestazioni pubbliche nel Paese da 48 anni, oltre che a proporre riforme sulla libertà di stampa.

Assad ha inoltre dato ordine a una commissione speciale  di preparare un piano di intervento contro la corruzione, per la distribuzione di sussidi sanitari, e per creare nuovi posti di lavoro. Sono questi i punti del pacchetto di riforme sociali annunciate oggi dal consigliere presidenziale Buthayna Shaaban.
L’affanno con cui la controversa Siria e il suo altrettanto ambiguo Presidente stanno affrontando le richieste di democratizzazione da decenni negate, probabilmente non riuscirà a diluire il fervido contagio democratico che si sta affacciando al Vicino Oriente.

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