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Governo allo sbando nelle fauci dei “Responsabili”. Berlusconi cucinato a fuoco lento

La migliore descrizione del gruppo è fornita da un gerarca d’antan, Giancarlo Lehner: “Zatteranti naufragati in transatlantico, assenteisti naturali, sottosegretari e ministri oblomovisti sono il trittico inverecondo di una maggioranza”

ROMA – Loro, i gerarchi berlusconiani non si facevano molte illusioni. Sapevano che il gruppo dei “Responsabili” non era proprio animato da nobili e disinteressati ideali. Ma quello che sta accadendo alla maggioranza raccogliticcia e di seconda mano messa insieme da Denis Verdini non se l’aspettavano nemmeno loro. Paradossalmente, proprio la nomina di Saverio Romano al dicastero delle politiche agricole ha scatenato vieppiù gli appetiti insaziabili delle decine di correnti in cui si sono spaccati i profughi della Camera dei deputati.

Perfino un gerarca non di primo pelo come Giancarlo Lehner (passato fra i “Responsabili” come supporto) non usa mezzi termini per definire il gruppo: “Zatteranti naufragati in transatlantico, assenteisti naturali, sottosegretari e ministri oblomovisti sono il trittico inverecondo di una maggioranza”. La loro immagine è quella del coma del berlusconismo.

Oramai, alla Camera, sono inquadrati come poveri relitti in balia di onde altissime che non riescono a domare. “Più che un gruppo davvero responsabile dei destini del paese quello di Romano, Calearo e Cesario sembra un’armata Brancalone che sta insieme solo per interessi comuni, quelli per le poltrone” dice Felice Bellisario, capogruppo dipietrista al Senato. Il quale preconizza che gli sbandati puntino ad un viceministro e a quattro sottosegretariati, insomma più poltrone di quanti voti possano mai esprimere.

L’ex mezzobusto Francesco Pionati, il traduttore storico per la televisione delle stilettate fra le correnti democristiane, ha così commentato la nomina di Romano: “Saverio Romano è un ministro che parte già azzoppato” mentre Antonio Razzi, l’ex dipietrista “convertito” sulla via di Arcore è quello più in pena: si aggira nel Transatlantico ipotizzando quale tipo di strapuntino sia a lui destinato e via via sta perdendo le speranze, tanto da non escludere una sua uscita dal gruppo.

Berlusconi sulla graticola

Forse nemmeno Silvio Berlusconi si sarebbe aspettato un caos simile. In questi giorni sta effettivamente comprendendo che con una maggioranza così raccogliticcia non va da nessuna parte, tanto da maledire chi ha ritenuto di denominare il gruppo “I responsabili”, visto che ognuno dei suoi componenti  è sideralmente lontano dal significato proprio del termine. Loro, d’altronde, lo tengono in pugno: attendono la prossima tornata di nomine e chi non sarà soddisfatto venderà cara la propria pelle. D’altronde, la loro tattica è stata già sperimentata qualche giorno fa, in occasione della votazione nella Giunta per il conflitto di attribuzione sul “caso Ruby”. La maggioranza di centro-destra ha ancora numeri risicatissimi alla Camera e le assenze del gruppo possono sbilanciare la situazione a favore dell’opposizione. È come se avessero predisposte la brace, lenta, per cuocersi il magnate di Arcore nel modo migliore e in ogni sua parte. Se si pensa alle critiche della destra rivolte al governo Prodi (“Una maggioranza che sa solo litigare, slabbrata, che distrugge l’Italia” dicevano i gerarchi berlusconiani) viene davvero da ridere.

I veri interessi del Caimano

Ma al premier tutto ciò interessa assai poco. Non ha importanza che il sostegno al suo governo avvenga in questo modo indecoroso. Il suo più grave problema, ora come ora, è superare i perigliosi scogli del processo Ruby, intorno al quale stanno montando ogni giorno di più intercettazioni che mostrano la veridicità delle ipotesi di reato della Procura di Milano. Per questo ha bisogno di restare in sella e di una maggioranza che lo appoggi in Parlamento. Ma di ciò sono ben consapevoli anche gli squali “responsabili” i quali, proprio per questo, possono alzare in continuazione la posta in gioco. D’altronde, hanno poco da perdere: uno scampolo di legislatura, prima di tornare negli anfratti bui nei quali sono stati pescati per sbaglio.

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