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Pedofilia: prete segnalato alla procura di Bolzano, la curia lo sospende

BOLZANO – La procura di Bolzano ha aperto un fascicolo nei confronti di un sacerdote altoatesino, insegnante di religione dopo che la curia di Bolzano-Bressanone lo aveva sospeso, e, secondo la nota rilasciata alla stampa, lo avrebbe segnalato anche alla questura.

L’ipotesi di reato è di violenza sessuale su minori. Lo ha detto il procuratore di Bolzano Guido Rispoli. La decisione della curia di denunciare il prete è stata resa pubblica con una nota diffusa alla stampa dalla curia, nella quale si rende noto che il religioso sarebbe stato segnalato dai genitori di Vilpiano, un paesino nella valle dell’Adige fra Bolzano e Merano. “La Diocesi prendendo sul serio questa segnalazione e avendo come compito primario il bene dei minori, ha parlato con il religioso, con la Sovrintendenza scolastica e con il Superiore dell’ordine religioso; anche la Procura è stata informata. Queste decisioni – sottolinea la curia – non sono anticipazioni di giudizio, ma vanno nella direzione intrapresa dalla Diocesi che è decisamente dalla parte dei minori”.

Al vaglio della questura di Bolzano ci sono alcuni  “discutibili” comportamenti del sacerdote nei confronti dei bambini. Si tratterebbe di contatti fisici, avvenuti durante le lezioni di religione.
La segnalazione, arrivata ieri in procura, secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa sarebbe però “partita dai servizi sociali della comunità comprensoriale”, e quindi non dalla curia. La procura ora dovrà verificare la fondatezza della segnalazione ed eventualmente la presenza di comportamenti pedofili. A insospettire i genitori sarebbero stati i racconti dei loro bambini di atteggiamenti e affermazioni del sacerdote.
Se fosse vero che la curia altoatesina ha denunciato per prima alla procura di Bolzano un atto di presunta pedofilia, sarebbe la prima volta che un fatto del genere succede in Italia. Le istituzioni religiose, in Italia, finora non hanno mai denunciato un ecclesiastico per un crimine di pedofilia perché Sarebbero andate contro le norme canoniche controfirmate anche da Ratzinger. Parliamo del documento ‘Crimen sollicitationis’, approvato nel 1962 da Papa Giovanni XXIII, dopo la prima edizione di Pio XI (1922), che stabilisce l’assoluta segretezza nelle cause di molestie, pena la scomunica, anche per la vittima che avesse la tentazione di denunciare il crimine alla giustizia civile; la validità del documento è stata poi riconfermata dall’allora cardinale Ratzinger nel 2001, nella lettera ‘De delictis gravioribus’. Seguiremo gli sviluppi della faccenda.

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