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Libia. Scoperte immagini atroci. Le torture di Gheddafi

TRIPOLI – Sono immagini scioccanti quelle trovate da un gruppo di giornalisti nella stazione di polizia di Zawiyah in Libia e su cui oggi il New York Times dedica un ampio articolo nel quale descrive le atroci torture subite dai rivoltosi.

Uomini seminudi con le mani legate dietro la schiena,  corpi riversi su una pozza di sangue e segni di una violenza ingiustificabile inflitti su alcune parti del corpo a dimostrazione dei metodi usati dal regime del rais. Foto a dir poco raccapriccianti, che i reporter hanno trovato per puro caso proprio durante un tour organizzato dalle forze del raìs per mostrare la devastazione di Zawiyah ad opera dei fantomatici ribelli.
Ma non è tutto. A Misurata un portavoce della Nato denuncia una situazione davvero gravissima. I militari del rais, infatti, usano i civili come scudi umani, e per questo motivo avrebbero anche cambiato tattica. Per mimetizzarsi userebbero adesso mezzi civili, mentre i blindati li terrebbero ben nascosti dagli occhi nemici.

Ennesima prova che le bugie di Gheddafi continuano a venir a galla. Intanto il suo governo  si dice disposto a raggiungere una soluzione politica con le potenze internazionali, purchè il rais resti al potere. Lo ha affermato il portavoce del governo libico, Ibrahim Mussa, precisando che “solo il popolo  può decidere se il colonnello può restare o meno”. Insomma inutile negtarlo, Gheddafi non vuole ancora mollare, nonostante – come riferisce il brigadiere generale dell’Alleanza atlantica, Marc Vab Uhm –   il 30% delle forze militari libiche sia andato completamente distrutto dai raid aerei occidentali. “se non fosse intervenuta l’Europa sarebbe stato un bagno di sangue”, ha detto il presidente dell’ Unione Europea, Herman Van Rompuy, intervenendo nell’aula del Parlamento europeo.  “Abbiamo agito in tempo – ha sottolineato – e nessuno senza l’Europa si sarebbe mosso a livello dell’ Onu e a livello mondiale”. Tutto vero per carità, ma la domanda resta sempre la stessa: quanto durerà tutto questo?

Il regime di Gheddafi, a parte i recenti dati sulle perdite militari, è ancora al suo posto. Continua a lanciare i suoi proclami, arriva addirittura a ipotizzare lo svolgimento di nuove elezioni, referendum o a introdurre riforme politiche. Insomma fa la sua solita propaganda, ma di resa neppure l’ombra. Eppure fino a pochi giorni fa, quando il Consiglio nazionale di transizione di Bengasi, che rappresenta gli insorti, fu riconosciuto da tutti i paesi occidentali, o quasi, come unico interlocutore, sembrava che le cose prendessero un’altra piega. Invece non è stato così, anzi in Libia si continua a combattere. I mercenari di Gheddafi resistono, e gli insorti chiedono nuovi approvvigionamenti di armi. Oggi l’esercito americano ha annunciato  per lunedì ritiro di tutti i caccia impegnati nella missione della coalizione internazionale in Libia. E gli Stati Uniti stanno ancora valutando la possibilità di riconoscere il Consiglio nazionale di transizione. Una differenza non da poco.

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