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Giornata mondiale della salute: tra rieducazione e prevenzione

ROMA – Quest’anno è l’undicesimo anniversario della giornata mondiale della salute, che cade proprio il 7 aprile, e l’Oms (l’Organizzazione mondiale della sanità) lo celebra tramite una campagna contro la minaccia crescente di resistenza antimicrobica, campagna che riguarda l’uso corretto di antibiotici, antivirali, antimicotici, ed anche farmaci finalizzati a trattare malattie mortali.

Anche la CDC (Centers for diseases control and prevention) aderisce a questa iniziativa riconoscendo l’utilità della commemorazione, data la rilevanza del tema.

Questo problema dilagante consiste nel fatto che tale resistenza sta avendo una dimensione globale sfidando l’efficacia di diversi farmaci impiegati  per curare malattie abbastanza comuni, a discapito anche dei progressi della scienza che si è battuta e tutt’oggi si batte su importanti infezioni come l’HIV (Human Immunodeficiency Virus) o la tubercolosi multi resistente (150.000 morti all’anno secondo i dati dell’Oms). La pubblicità relativa all’utilizzo corretto dei farmaci e gli studi scientifici relativi a migliorare l’efficacia di antibiotici e simili, inoltre, è significativo anche per le generazioni future: per evitare di arrecare danni e distorsioni a livello di educazione ed informazione. Com’è noto l’uso eccessivo e inappropriato di antibiotici è una delle cause – a parte l’impiego di terapie antiretrovirali – maggiormente rilevanti dell’ incremento di organismi resistenti agli antimicrobici (germi). La campagna mondiale dell’Oms mira pure alla educazione (o rieducazione) del singolo, basandosi su diversi punti; fra gli altri consiglia di non assumere antibiotici o altri farmaci quando il medico afferma che non sono necessari; di non prendere farmaci prescritti per qualcun altro; oltre a ciò se il medico prescrive farmaci ad uso personale o per il proprio figlio non si devono saltare le dosi. Inoltre non bisogna conservare le medicine ai fini di una ricaduta nella medesima malattia. A corred,o un ultimo spassionato consiglio: seguire sempre le istruzioni del medico.

Attualmente il rischio è quello di tornare ad una era pre-antibiorica: ecco perché, per evitare tale regressione, bisogna iniziare dallo stile di vita, dalle abitudini modificandole, se necessario, sino a giungere ad una responsabilizzazione maggiore da parte dell’operatore sanitario: ma in che modo? Garantendo una diagnosi rapida delle infezioni resistenti agli antibiotici; dare sin dall’inizio un trattamento adeguato in tempi celeri; conoscere il campo degli antimicrobici in maniera esauriente; avere informazioni certe sul motivo dell’assunzione di antibiotici da parte del paziente, sulla durata e sulla dose; eventuale rivalutazione della terapia dopo 48/72 ore; infine la prevenzione, cavallo di battaglia da sempre per ostacolare qualsiasi tipo di infezione, dalla malaria all’HIV, dall’influenza stagionale alla gonorrea con opportune – e spesso ignorate – precauzioni ad hoc.
Per chi volesse saperne di più in merito, ecco il sito: multi-drug resistant infections in healthcare facilities.

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