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Lampedusa. Oltre 600 migranti sbarcati e Berlusconi mostra il contratto della casa

ROMA – Qualcuno aveva immaginato che una volta liberata l’isola e raggiunto qualche accordo diplomatico l’esodo si sarebbe placato. 

Lo stesso sindaco di Lampedusa e Linosa Dino De Rubeis aveva dimostrato una certa felicità osservando lo svuotamento e  la pulizia straordinaria dell’isola. “Adesso bisogna mettere meglio a punto la macchina dei recuperi,  – aveva detto – perchè i nuovi migranti non passino più dall’isola e si possa avviare la stagione turistica, per la quale l’arcipelago è assolutamente pronto”. Invece le cose non stanno andando proprio così.  Oggi ancora una volta va in scena il carico di disperazione umana che  600 migranti si trascinano dentro un barcone malandato e  che ha raggiunto le banchine del porto di Lampedusa dopo essere stato avvistato  ad una ventina di miglia dall’isola dalla Guardia costiera. Insomma l’emergenza continua e i pessimisti temono che le cose possano addirittura peggiorare. Infatti c’è già un’altra carretta del mare con a bordo almeno 60 immigrati che si sta dirigendo verso l’isola.

Eppure il premier Silvio Berlusconi lo aveva promesso, tant’è che oggi per auto convincersi ha voluto addirittura smentire i maldicenti che dubitavano sull’acquisto della casa a Lampedusa, mostrando con orgoglio ad una delegazione di esponenti  della maggioranza in visita a Palazzo Grazioli il contratto di compra vendita, come se quest’ultima fosse la promessa inconfutabile dell’impegno preso con gli italiani. Un episodio che fa tornare alla mente il famoso patto con gli italiani che il presidente del Consiglio firmò a Porta a Porta davanti ad un compiacente giornalista.
Tuttavia oggi il problema immigrazione timane il nocciolo della vera questione.

Non hanno portato a nulla gli incontri tra paesi europei finalizzati al raggiungimento di obiettivi comuni per far fronte all’esodo di massa dall’Africa e nemmeno le bacchettate dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che ha invocato il “burden sharing”, ovvero la condivisione dell’onere. Onere che a conti fatti nessuno si vuol prendere. Oggi Italia e Francia insieme hanno deciso di contrastare  l’immigrazione clandestina, o meglio l’Italia dopo l’escamotage dei permessi temporanei della durata di 6 mesi  si è adeguata subito all’input dei cugini d’oltralpe, i quali di migranti disperati non ne vogliono sentir parlare. Così per sollecitare la Ue sul contrasto ai clandestini Italia e Francia hanno concordemente deciso per un pattugliamento comune, aereo e navale, delle coste tunisine. Almeno questo è quanto ha affermato il ministro dell’Interno Maroni dopo il vertice bilaterale con il collega francese Gueant. “Un gruppo di lavoro congiunto – ha precisato Maroni -che studierà anche programmi di rimpatrio con il sostegno della Ue”. In pratica, sì alla libera circolazione nell’area Schengen, ma con documenti e risorse. Ma non tutti la pensano così. Sulla spinosa questione, infatti,  è intervenuta anche la Germania, il cui governo senza peli sulla lingua ha fatto sapere: “I permessi temporanei che l’Italia ha deciso di concedere ai clandestini tunisini sono  contrari allo spirito di Schengen”.  E proprio  il ministero dell’Interno tedesco solleverà il problema lunedì alla riunione ministeriale della Ue. “In passato  la Germania ha accolto un numero di richiedenti asilo 6 volte superiore all’Italia – ha detto un portavoce – . Fonti della presidenza Ue confermano che la protezione temporanea prevista dalla direttiva 55 del 2001 non è applicabile agli immigrati tunisini giunti a Lampedusa  senza bisogno di asilo. Insomma problema risolto per i tedeschi che non intendono affatto dare nessun tipo di ospitalità a persone alle quali non è concesso. Insomma il messaggio giunto da Berlino lascia poco spazio a libere interpretazioni. Del tipo: sono  arrivati da voi e ora spetta a voi tenerveli.

Tanto di cappello alla solidarietà internazionale. C’è  da dire che la Germania è stata sempre contraria ad un intervento militare in Libia, anche per questo timore. Lo stesso che incarna la Lega, la quale trema sempre all’idea che migliaia di uomini e donne, vecchi e bambini dell’Africa nera possano raggiungere le coste italiane. Una porta verso l’opulento nord. Tuttavia la maggior parte dei migranti arrivati a Lampedusa non hanno espresso il desiderio di rimanere in Italia. Lo hanno ripetuto più volte. Che tragico destino. Dell’Italia non si fida poi così tanto la Francia, non si fida neppure la Germania, e nemmeno il sanguinario Gheddafi che di contratti se ne intende. E forse non si fida nemmeno l’esercito di disperati che stanno mettendo i piedi per la prima volta a Lampedusa.

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