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Gabriella Carlucci e il Ministero della Verità e dell’Oggettività storica

ROMA – La storia, questa storia, è vecchia come il cucco. Cambiano i protagonisti della “battaglia per la verità”, ma la sostanza è sempre la stessa: i manuali di storia delle scuole superiori riportano «tentativi subdoli di indottrinamento per plagiare le giovani generazioni a fini elettorali».

Spiace dirlo, ma quando a prendere in mano le redini di questa annosa disputa sulla “oggettività” della storia è un personaggio dello spessore di Gabriella Carlucci, parlamentare del Pdl e conduttrice delle sagre di paese su Rete4, persino le battaglie del defunto Movimento sociale contro la “storia scritta dai comunisti” assumono un’aura di dignità.

La proposta di legge depositata da Carlucci e da un gruppo di 19 parlamentari del centrodestra, non fa troppi giri di valzer. Nelle pagine dei manuali in mano ai nostri ragazzi «si osanna l’attuale schieramento di sinistra gettando fango sui loro avversari», affermano gli attenti onorevoli. La scuola «non può trasformarsi in una fabbrica di pensiero partigiano», quindi va istituita con urgenza «una Commissione parlamentare di inchiesta sull’imparzialità dei libri scolastici». A quale scopo? presto detto. «Verificare quali siano i testi faziosi e dare loro il tempo di adeguarsi prima di ritirarli dal mercato» spiega il capogruppo Pdl in commissione Cultura, Emerenzio Barbieri.
Si associa alla cordata, ma con più cautela, anche il ministro Mariastella Gelmini. «Il tema dei libri di testo ricorre spesso, io penso che, in generale, lì non debba entrare la politica ma una visione oggettiva dei fatti e degli eventi storici». Sulla proposta di legge, continua il ministro dell’Istruzione,  «la valuteremo, il Parlamento è sovrano».

La vicenda, se non si consumasse nelle aule del Parlamento della Repubblica, avrebbe certamente un che di grottesco e di ridicolo. La necessità di “adeguamento” alla “oggettività” storica, altro non è, per usare le parole dello scomodato professore Franco Della Peruta, oggi sul banco degli imputati per i suoi manuali “partigiani”, una ” attività censoria (che) ricorda tempi inquisitori di infausta memoria”.

Ma la proposta di legge Carlucci, nonostante la chiarezza del messaggio intrinseco e del proposito, manca di quel coraggio (o vigliaccheria, dipende dal punto di vista) riformatore che si addice al tratto totalitario ed  eversivo di questo governo e dei suoi sostenitori. Ad esempio, sarebbe interessante scoprire a cosa o a quale giudizio della storia dovrebbero “adeguarsi” i manuali scolastici. Perché, come è noto a tutti meno che alla destra che governa, l’indagine storica scaturisce da fatti individuati, analizzati e raccontati a partire da una ipotesi di studio e da una tesi. Il tutto, naturalmente, da una prospettiva soggettiva, visto che la storia è fatta dalle masse, ma scritta dagli individui. Insomma, sarebbe interessante se la proposta di legge depositata in Commissione cultura definisse anche l’organo (e, perché no, un Ministero) della Verità Storica. Un istituto di competenza governativa, depositario della “oggettività” cui devono “adeguarsi” gli studiosi della storia, se vogliono aspirare a esporre i frutti del proprio lavoro agli studenti liceali. Sempre auspicando che alle prossime elezioni vinca la parte politica depositaria di questa “verità”. Se al Ministero della Storia Ufficiale si insediasse, facciamo gli scongiuri del caso, un comunista (che è sinonimo di non oggettivo), sarebbe un bel guaio.
Ci permettiamo inoltre di suggerire alla signora Carlucci la cancellazione della figura del docente di storia, perché l’oggettività non ammette mediatori. Tre o quattro Dvd in allegato al libro ufficiale e il Ventennio fascista lo racconti in video senza tema di smentita da parte di chicchessia. Magari potrebbero mandarli in onda la notte su Rete4.

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