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Finanziamento ai partiti. Il “Partito azienda” si batte per il Far West

ROMA – La maggioranza si rompe sul tema dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Il mancato accordo tra Pd e Pdl in commissione Affari Costituzionali ruota intorno ad una questione tanto semplice quanto determinante: il rapporto tra mondo politico e lobbies. Il nodo tutt’altro che sciolto è quello del tetto alle donazioni dei privati che i democratici, con un emendamento alla proposta di legge, chiedono sia di 100 mila euro. 

Troppo basso, secondo il partito azienda del pregiudicato – per il momento a piede libero – Silvio Berlusconi. Com’era largamente prevedibile all’inizio dell’iter legislativo in materia di finanziamento pubblico, il Pdl non ci sta a rinunciare al flusso diretto di denaro garantito dal network aziendale del Cavaliere.  “Non c’è l’accordo”, certifica infatti il relatore piddino Emanuele Fiano. Il perché è semplice e viene spiegato con ingenuo candore da Mariastella Gelmini. “Noi pensiamo – dichiara l’esponente Pdl – che disincentivare il finanziamento dai privati mentre si abolisce il finanziamento pubblico non è logico”. Chiaro, no?

L’operazione grillina di sottrarre dal controllo pubblico il finanziamento ai partiti, levando – anche sul piano ideale – la possibilità ai “poveri” di partecipare alla vita politica del Paese sortisce il suo naturale effetto. La sostituzione del finanziamento pubblico con una attività di lobbing alla luce del sole, in pieno stile Nordamericano. D’altronde, denuncia la Gelmini, il Pd “sta violando l’accordo che era stato fatto in consiglio dei ministri”. 

Ma non basta. Gli altri punti in discussione sono la depenalizzazione, presentata dal Pdl, per il finanziamento illecito e la cosiddetta norma ‘salva Forza Italia’ sull’accesso ai contributi da parte dei partiti che non si siano presentati alle ultime politiche. Una sorta di Far West istituzionalizzato nelle casse della politica. 

A causa dello stallo il testo sarà così inviato in aula ‘non finito’: con le modifiche già apportate, ma senza completare il voto sugli emendamenti, tra cui quello sul tetto alle donazioni, che si considerano quindi respinti e potranno essere ripresentati. 

Protesta Andrea Mazziotti di Scelta Civica: “Non si è trovato un accordo perché il Pdl insiste sul rifiuto di inserire un tetto alle donazioni private ai partiti e chiede di depenalizzare le violazioni delle regole sul finanziamento pubblico. Sono posizioni inaccettabili”. Ma restano fermi sul punto anche i democratici. “Il Pd si batte per fissare un tetto al finanziamento ai partiti affinché non si trasformino  in semplici comitati elettorali, a disposizione del potente di turno”, afferma il responsabile Giustizia, Danilo Leva.

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