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Vaticano. Habemus pomposum papam

ROMA – Mi chiedo, vedendo il Santo Padre indossare abiti diversi e sempre di straordinario impatto per imponenza ad ogni sua apparizione in pubblico, chi sia lo stilista, l’architetto, il creatore  di tanta bellezza,  o più semplicemente chi è il sarto del Papa? Mi domando quanti abiti possiede, quante “parures” di gioielli da abbinarvi e con quante paio di scarpe e poi quante cabine armadio ci vorranno per custodire tutte quelle meraviglie. E penso, che saranno necessarie guardarobiere, stiratrici, per tenere in ordine sempre impeccabili tutte quelle collezioni per la mattina, il pomeriggio e la sera.  

Ci saranno delle cappelliere speciali per quei copricapo cosi voluminosi. Farà le prove dal sarto per i ritocchi di ogni abito nuovo? Avrà posato il piede su un cartoncino perchè si possa disegnarne la sagoma e ordinarle senza che debba provarle? Avrà scelto vesti nuove per l’evento della beatificazione del suo mite, umile predecessore? Si sarà fatto consigliare per il taglio, i colori, gli abbinamenti oppure ha le idee chiare in merito?  Li indossa una sola volta oppure vengono riciclati magari con nuovi abbinamenti ed accessori? Dove vengono riposti e custoditi gli anelli, i pendants tempestati di pietre preziose? In cassaforte murate in qualche posto segreto? E chi ne custodisce le chiavi? E mi chiedo ancora cosa succede quando quegli abiti, accessori si sciupano, si macchiano, invecchiano? Ci sarà un mercatino dell’usato anche per loro o vengono custoditi  in grandi casse di legno di ciliegia sigillate con lo stemma papale di ceralacca bordeaux? Le scarpette della divina Fracci sono reliquie, lo sono anche gli abiti papali? Esiste un museo Vaticano che espone – a pagamento – questi splendori? Si potrebbero mettere all’asta come le favolose macchine od oggetti personali delle rock star? E magari con il ricavato si potrebbe fare a meno del otto per mille da destinare alla chiesa e i suoi servitori devoti?

Mi chiedo quanto spende  la chiesa per i suoi spot pubblicitari in merito. Il Vaticano, dato il difficile momento che vive l’Italia, potrebbe accogliere un certo numero di profughi e dare loro lavoro distribuendoli sul territorio dei suoi conventi, congregazioni, chiese e proprietà in tutto il mondo. Non risolverà certo il problema della disoccupazione mondiale e dell’emigrazione, ma sarebbe un bel gesto e di grande impatto,  fosse anche una mossa pubblicitaria davvero spettacolare, capace di riconquistare, forse in parte, una fiducia messa a dura prova negli ultimi tempi. Voi, cosa ne dite? E dunque, a tutti Buona Pasqua.

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