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Libia. La coalizione: “Eliminare Gheddafi” con la benedizione di Napolitano

ROMA – La coalizione internazionale è decisa, Italia compresa, nel dare una svolta decisiva alla guerra in Libia al fianco degli insorti contro il regime del Colonnello Muammar Gheddafi.

E se il governo è in fibrillazione e s’intravede nella maggioranza un’imminente spaccatura su questa discutibile  decisione, arriva il via libera da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “A marzo – ha detto stamani la più alta carica dello Stato davanti alle Associazioni combattentistiche   –  non si poteva restare  indifferenti  alla sanguinaria reazione di Gheddafi e oggi  l’ulteriore impegno dell’Italia in Libia è lo  sviluppo naturale  di quella scelta già compiuta e  confortata da ampio consenso in Parlamento”.
A scongiurare possibili rotture arrivano anche le rassicurazioni del premier Silvio Berlusconi, il quale annuncia che con la sua coalizione, Lega compresa, è “tutto a posto”.
Intanto il Cavaliere a margine del vertice italo-francese con Nicolas Sarkozy, ha altresì assicurato che le operazioni militari si concretizzeranno selettivamente su obiettivi militari e che “l’Italia deve partecipare  a pieno titolo  alla missione insieme agli alleati allo scopo primario di tutelare i civili libici, come recita il comunicato congiunto tra l’inquilino dell’Eliseo e il premier”. Staremo a vedere. Nel frattempo  Umberto Bossi sta facendo i conti della serva ed ha già quantificato in 700 milioni di euro il costo in tre mesi della missione militare in Nord Africa e dei rimpatri. Peccato che i conti li faccia solo adesso, perchè il senatur teme l’ondata dei migranti. I conti avrebbe dovuti farli tempo fa magari sommando anche quelli che le casse dello Stato deve sborsare ogni anno per la  presenza militare in Afghanistan.

Nel frattempo il premier russo Vladimir Putin, che al momento di trova in visita ufficiale in Danimarca, solleva un’altra questione criticando aspramente  l’applicazione della no-fly zone in Libia. In pratica l’ex Kgb domanda: “”Prima hanno detto di non voler colpire il raìs, adesso alcuni dicono che stanno tentando di farlo. Ma c’è stato un processo? Chi si è arrogato il diritto di uccidere quest’uomo?”
Domande che potranno incidere sui rapporti diplomatici futuri con l’ex Unione Sovietica, visto che le forze della coalizione ritengono del tutto legittimo colpire il bunker del leader libico. Almeno così pensano il ministro della difesa americano Robert Gates e il suo collega britannico Liam Fox: “I comandi libici sono tutti bersagli legittimi –  hanno dichiarato all’unisono – perchè è da questi centri che partono gli ordini alle forze militari di Gheddafi di commettere azioni di violenza contro la popolazione civile, come sta accadendo adesso a Misurata”.

Sulla delicata questione è intervenuto anche il presidente venezuelano Hugo Chavez, il quale si era già reso disponibile come intermediario per trovare una soluzione pacifica alla questione libica.
“Voi sapete che sono amico di Gheddafi da lungo tempo,  – ha precisato Chavez –  ma pur se non sono d’accordo con tutto ciò che ha fatto sostengo che nessuno può arrogarsi il diritto di bombardare per portare alla caduta di un regime. ” “Stanno cercando Gheddafi per ucciderlo” –  ha avvertito il presidente, ribadendo nuovamente la sua proposta di inviare una delegazione internazionale di pace in Libia che svolga un ruolo di mediazione nel conflitto in corso.

Mediazione che all’epoca fu rigettata dallo stesso Consiglio degli insorti di Bengasi. Insomma se il fronte diplomatico è fermo sembra che l’unica alternativa sia quella di far fuori Gheddafi. Per molti l’estromissione fisica del rais potrebbe accelerare i tempi per innescare un processo di democratizzazione nel paese. Ma anche questa ipotesi rimane una mera supposizione.

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