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ROMA -Nicolas Sarkozy appoggia la candidatura di Mario Draghi alla presidenza della Bce in cambio della non ostilità italiana verso l’Opa su Parmalat. Questo è il risultato sostanziale, e forse più importante, del vertice italo-francese di oggi. Ovviamente nessuno, a Palazzo Chigi, ha messo in relazione le due vicende ma, in realtà, sono strettamente intrecciate. «Appoggiamo la candidatura di un italiano alla presidenza della Bce. Non lo facciamo perchè è italiano ma perchè è una persona di grande qualità. In più è italiano» scandisce Sarkò.

Intanto questa mattina la Borsa italiana era stata svegliata dall’annuncio dell’Opa di Lactalis sulla azienda di Collecchio. Lactalis, infatti, aveva annunciato di aver lanciato un’Opa su Parmalat a 2,6 euro per azione,  «anche a seguito del mutato quadro normativo successivo all’acquisto della propria partecipazione del 28,969 per cento», scriveva in una nota l’azienda francese. Si alza così ad almeno 4,5 miliardi di euro il costo che la cordata italiana dovrà sostenere nel caso in cui voglia sfilare il controllo della Parmalat ai francesi di Lactalis. Il lancio di un’Opa totalitaria a 2,6 euro ad azione da parte dei francesi costringerà infatti, testo unico della finanza alla mano, la Cassa Depositi e Prestiti a le banche italiane coinvolte nel progetto (Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Unicredit e Bnl) a presentare un’offerta migliorativa sul totale del capitale, non essendo contemplata una controfferta parziale. Sfuma dunque la possibilità di un’Opa parziale sul 60-70% del capitale della Parmalat, ipotesi su cui, secondo indiscrezioni di stampa, era al lavoro la cordata italiana e che sarebbe costata almeno tre miliardi di euro (incluso un premio per invogliare gli azionisti ad aderire). L’offerta dei francesi su Parmalat valorizza il gruppo 4,52 miliardi di euro e per superarla l’eventuale cordata italiana dovrà offrire qualcosa di più. Alternative non risultano essercene.

Sulla questione Lactalis-Parmalat, ha detto Sarkozy, «siamo condannati a trovare una soluzione. Voi avete le piccole e medie imprese, noi i grandi gruppi. Non c’è bisogno di farci la guerra», piuttosto «creiamo grandi gruppi italo-francesi», ha aggiunto il capo dell’Eliseo, e «se ci sono delle difficoltà, parliamone» perché «abbiamo bisogno gli uni degli altri». Il premier Berlusconi ha aggiunto di suo: «Ho una mia posizione personale su queste cose, vengo da una storia imprenditoriale e sono convinto che l’economia debba essere sempre e assolutamente libera». Già, ma come la mettiamo con la vicenda Alitalia, quando la medesima persona accusò Romano Prodi di volerla svendere a tutti i costi ai francesi? Allora non c’era bisogno di un “mercato libero”?

Per «facilitare un avvicinamento» le parti nella vicenda Lactalis-Parmalat, Italia e Francia metteranno in campo due stretti consiglieri di palazzo Chigi e dell’Eliseo. L’annuncio è stato dato dallo stesso presidente francese. «Abbiamo deciso di affidare a due nostri collaboratori, per noi il segretario generale dell’Eliseo (Xavier Musca, ndr) – ha detto Sarkozy – il compito di cercare, in pieno accordo con i ministri, di trovare delle soluzioni». Noi crediamo nel libero mercato ma i nostri collaboratori faciliteranno un avvicinamento fra le posizioni».

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