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Nigeria. Riaffora lo spettro della guerra del Biafra

Rinvii elettorali a causa delle violenze, contestazioni di voto, bombe nel nord, oltre cinquecento morti e decine di migliaia di sfollati. Questa la condizione della Nigeria in queste settimane

LAGOS – Nelle ultime settimane la tensione in Nigeria è arrivata alle stelle. Siamo quasi alla fine della tornata elettorale che ha visto le urne del colosso africano aprirsi in tre occasioni: per il rinnovo del Parlamento, per le Presidenziali e per le amministrative (oltre 73 milioni di persone al voto). Il 4 aprile, la Independent National Electoral Comission (Inec) aveva annunciato il rinvio di tutte e tre le elezioni, a causa della mancanza di schede e scrutatori in buona parte dei seggi allestiti nel Paese. Le elezioni erano così  slittate a sabato 9 aprile per il rinnovo del Parlamento, al 16 per le presidenziali e  al 26 Aprile nei 36 stati della federazione per la scelta di governatori e parlamenti locali. Alta la tensione dopo che la violenza esplosa nel nord, in seguito al rifiuto del candidato musulmano Muhammadu Buhari di accettare i risultati delle presidenziali tenutesi il 16 aprile, ha provocato oltre cinquecento morti e poco meno di cinquantamila sfollati, secondo quanto riferisce una ONG nigeriana “Civil Rights Congress”.

Gli scontri nel paese sono scoppiati  dopo l’annuncio della vittoria di Goodluck Jonathan e l’accusa di brogli elettorali da parte del suo avversario, il generale Muhammadu Buhari, anche se la tensione tra nord islamico e sud cristiano è ben anteriore. Le elezioni nigeriane hanno infatti messo in evidenza la forte spaccatura tra il nord a maggioranza musulmana fedele al generale Buhari e il Sud cristiano che ha preferito Jonathan. Il generale Buhari , per due anni a capo di una giunta militare, ha fatto sapere, tramite il suo portavoce, Yinda Odumakin, di “non poter accettare le cifre rese note fin quando la commissione elettorale non avrà effettuato controlli incrociati”. L’accusa di Buhari è di brogli e irregolarità, in particolare negli stati settentrionali di Kano e Katsina. Elemento, questo, di continuità col caso della Costa d’Avorio, ma che più in generale descrive ancora il carattere etnico-religioso del voto, in buona parte del continente africano.

Jonathan, appoggiato dal generale Ibrahim Babangida.  è un cristiano del sud che era stato eletto nel 2007 come vice di Umaru Yar’adua, uscito di scena per malattia nel 2009 e morto nel maggio 2010. Per mesi si è discusso se fosse giusto che Jonathan si candidasse ancora. Il principio che infatti caratterizzava le elezioni nigeriane, era quello dell’alternanza, tra rappresentanti del nord (musulmano), e rappresentanti del sud (cristiano). Dal 1999, anno della fine del regime militare nel paese, il Peolple’s Democratic Party (Pdp), partito di Goodluck,  è sempre stato al potere, con circa tre quarti dei rappresentanti sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato.
Più di mille persone sono state arrestate nella sola città di Kaduna (nel centro nord), e più di quarantamila sono fuggite dal Paese a causa delle violenze. La situazione in stati come Kaduna appunto, e  Bauchi, è talmente grave da aver indotto le autorità federali a rinviare ancora il voto (a domani). Goodluck  prende tempo per schierare le forze dell’ordine nei collegi più a rischio. Solo a Zonkwa, località del Kaduna, si sono contate oltre trecento vittime. Il neoeletto, inoltre, non esclude la possibilità di dichiarare lo “Stato di emergenza” se le violenze non dovessero accennare a diminuire.

Tre bombe sono esplose a Maiduguri capitale dello stato del Borno, nel nord della Nigeria, mentre si erano da poco aperti i seggi per le elezioni dei governatori. A rivendicare le esplosioni il gruppo islamico “Boko Haram”.
Con i suoi 150 milioni di abitanti la Nigeria è lo stato più popoloso del continente ma soprattutto,  è quello destinato a diventare, entro breve, il gigante economico e la potenza di riferimento dell’Africa.  Un mercato interno dalle enormi potenzialità e le immense ricchezze di idrocarburi  (gas e petrolio) sono i formidabili motori della crescita impressionante che pongono la Nigeria al centro di interessi finanziari internazionali.
La scorsa settimana Jonathan, quando stavano cominciando le prime violenze nel Nord del Paese, aveva ricordato come fu proprio così che cominciò la guerra civile del Biafra (1967-1970). 
Il conflitto interno cominciò il 6 luglio 1967 e durò fino al gennaio del 1970, provocando oltre tre milioni di vittime in poco più di tre anni. L’origine fu il  tentativo di secessione delle province sudorientali della Nigeria di etnia Igbo (tra le più grandi), che autoproclamarono la Repubblica del Biafra. Il governo rispose con le armi e isolando le regioni in questione, portandole a terribili carestie e centinaia di migliaia di morti per fame.

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