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Sulla morte e la vita

ROMA – I dettagli della morte sono la chiave del mistero. Perchè la morte non si vede quando giunge improvvisa, non fa rumore, non emana nessun odore. La si può immaginare abitare una sconfinata distesa innevata in una notte perenne senza stelle, senza luna oppure eterna regina del arcobaleno, il ponte luminoso che consente alle anime di passare da una vita all’altra, da un mondo al altro.

Non lascia orme a scomporre la sua perfezione, non scompiglia l’aria per arruffare chiome fronzute; nessun merlo, usignolo, campana, risacca, melodia ad accendere memorie. Il tempo d’un sospiro e appare l’invisibile spogliato dalla coltre che l’oscurava. Il silenzio. Un silenzio cosi denso, profondo e privo di respiro che non hai mai sentito, sospettato potesse esistere ti avvolge,  ti abbraccia e sai che non è più necessario pensare, soffrire, ridere o piangere, cibarti, dormire e che non sei mai stato solo.

Resta una mano sull’asfalto che il lenzuolo non ha coperto. Una mano che sembra lì per caso, distesa, aspettando un gesto, un ordine che non verrà. Al polso un orologio che segna ancora i secondi, dimenticato dalla morte. Una mano che ha scritto, disegnato e dipinto forse, una mano che ha sfiorato i tasti di un pianoforte, pizzicato corde, accarezzato una guancia, dei capelli, una mano che conosce i segreti di tutte le tasche delle proprie giacche , una mano che viveva la sua vita , impulsiva e indomita, una mano che non ha mai fatto male a nessuno o forse dato qualche schiaffo, qualche pugno, una mano che ha asciugato il sudore della fronte, lacrime, fatto il segno della croce, stretta chissà quante altre mani, dure, asciutte, sfuggenti o profumate prima di fermarsi sul marciapiede di una strada di cui non saprà mai il nome. E pensi che quella è la mano della morte, la vita della morte, ferma, fredda, bella, misteriosa. Questa emozione ti porta l’intuizione di altre forme di esistenze senza materia, necessità di respiro o di forma. Una vita silenziosa onnipresente, onnisciente che distribuisce incessantemente i suoi semi d’amore nel cuore di tutte le forme di vita in trasformazione, in evoluzione. Ed ecco che quella mano ti è già familiare e forse ti saluta gentilmente; ci rivedremo sembra dire, non temermi.

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