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Pirateria marittima: l’Italia sceglie di fronteggiare i pirati armando i suoi mercantili

ROMA – L’Italia ha deciso di difendere le sue navi mercantili dagli attacchi dei pirati. E’ arrivato il via libera del governo a poter imbarcare militari della marina o contractor, personale privato armato, dei vigilantes in poche parole, sulle navi mercantili italiane. Un provvedimento giustificato dalla volontà di voler fronteggiare con decisione, è implicitamente si dovrebbe aggiungere, anche con forza, il fenomeno della pirateria marittima.

Un provvedimento che ha ‘unito’ governo, e alcuni parlamentari di maggioranza e opposizione, e molti armatori. Un sodalizio che dovrebbe portare, secondo gli intenti, giovamento anche ai lavoratori del mare che ogni giorno a bordo delle navi, di cui sono membri dell’equipaggio, solcano il ‘mare dei pirati’. Il governo ha  deciso che sarà un decreto legge o una nuova proposta di legge, bipartisan questa volta, attualmente ne sono state depositate in parlamento quattro, tre del Pdl e una del Pd,  che sancirà la definitiva scelta dell’Italia nella lotta alla pirateria marittima. Il tutto in tempi ristretti al massimo entro qualche settimana, ma qualcuno dice anche di meno. Visto che parte della normativa che potrà essere utilizzata è stata inserita ed approvata nel decreto sulla Libia. Il costo della presenza a bordo dei mercantili italiani di personale armato sarà a carico degli armatori delle navi. Al tempo stesso però, agli armatori sarà concesso di scegliere se ricorrere ai militari o ai contractor.

 

La Marina Militare da parte sua ha già annunciato che metterà a disposizione degli armatori alcuni team di militari, dotati di armamenti adeguati ad affrontare l’emergenza pirateria marittima. Stranamente però, mentre sul sequestro della petroliera ‘Savina Caylin’ e della motonave ‘Rosalia D’amato’ il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e la Farnesina hanno imposto un black out delle informazioni per non ‘disturbare’ le trattative. Alla decisione di mettere in sicurezza le navi italiane, imbarcandovi uomini armati, che di certo non piacerà ai pirati, è stato permesso di dare ampio risalto. Anzi i media, che fino ad ora erano restati in osservante silenzio stampa, nonostante che due navi italiane e 11 marittimi italiani siano in mano ai pirati somali, hanno dato ampio spazio alla notizia. Una vera vergogna! L’idea che si possa ricorrere all’impiego di guardie armate private in operazioni di scorta ai mercantili nel mare dei pirati, ha sempre destato molte perplessità. La prima cosa che viene in mente è, anche alla luce delle esperienze passate, che questi vigilantes agendo nella ‘terra di nessuno’, potrebbero sentirsi legittimati ad agire ancora di più secondo il proprio arbitrio. E le conseguenze sono facilmente immaginabili. Questo lo dovrebbero sapere bene chi sponsorizza e spinge verso una soluzione simile. Parlare di vigilantes a bordo delle navi italiane non è la stessa cosa di parlare dei vigilantes che vediamo fuori alle banche nelle nostre città come qualcuno si affanna a voler far credere. Nel caso dei contractor si parla di ex militari che ora lavorano nel privato. Uomini rudi e abituati a fare i rambo. Quale sicurezza da costoro?

 

Si parla di mercenari che nel mondo sono noti anche per le loro ‘gesta’ poco gloriose. Gira e rigira a quello si è andati a finire! I pirati somali già tremano dalla paura e in tanti pensano di mettere i remi in barca tanto ora ci sono uomini armati a bordo dei mercantili italiani a difenderli da loro. Negli ultimi mesi erano molto forti le pressioni esercitate da più parti, ovviamente specie da quelle che più ci guadagneranno dall’introduzione di questo provvedimento, in merito alla questione dell’imbarco o meno di uomini armati a bordo di navi civili. La tensione era così consistente che si tagliava con il coltello. In tanti, troppi, spingevano affinchè si compisse un passo a dir poco impegnativo e forse anche importante, dal punto di vista del rischio che ora si correrà, anzi che i marittimi italiani correranno. Saranno infatti, i marittimi imbarcati a bordo dei mercantili italiani a dover fronteggiare le conseguenze di questa brillante iniziativa militare adottata dal governo italiano o per lo meno ne è intenzionato. Di fatto saranno messi ulteriormente in pericolo le vite dei civili che lavorano a bordo dei cargo battenti il tricolore. Di certo i pirati si regoleranno di conseguenza. Una cosa era fin quando sapevano che a bordo della nave arrembata vi erano uomini disarmati e impreparati ad azioni quasi da guerra ed un’altra è sapere che da domani a bordo vi saranno uomini armati pronti a sparare loro addosso.

 

Evidentemente non hanno insegnato nulla i fallimenti dei blitz  militare delle forze speciali che hanno avuto conseguenze drammatiche. Vedi i casi dei sequestri di navi francesi e statunitensi. I pirati ogni volta hanno risposto a pari modo e quasi sempre a rimetterci sono stati i civili ostaggi a bordo delle navi. Nessuno sembra aver pensato alle conseguenze derivanti da questa decisione. Non è possibile pensare di mettere uomini armati a bordo di una petroliera e poi, pensare che le possano anche usare. E’ risaputo che su queste navi è praticamente vietato fare di tutto per l’alto rischio di esplosioni a causa della presenza di gas esplosivi, figuriamoci ingaggiare una sparatoria. Le conseguenze sono impensabili. Inoltre, il ricorso all’uso della forza per contrastare il fenomeno della pirateria è di certo una strada da evitare. Lo possono ben dire gli indiani. L’India infatti, ha reagito militarmente e con forza ai pirati somali. Come conseguenza diretta si è ritrovata a subire un aumento degli attacchi alle sue navi mercantili e quindi dei sequestri. Inoltre, a causa di questa manifestata ostilità, essere un marittimo di nazionalità indiana non è piacevole se si cade in mano ai pirati somali. Un’altra considerazione da fare è sul fatto che se l’attacco riesce e la nave è catturata, come si comporteranno i pirati con i contractor caduti nelle loro mani? Si sa come si comportano con i civili per cui è immaginabile come si comporteranno con dei militari. Oppure se l’attacco pirata è respinto, ma sul ‘terreno’ rimangono i corpi di diversi pirati cosa succede? Il Paese di origine di quest’ultimi potrebbe aprire un’indagine e intentare una causa contro il Paese di origine della nave attaccata. Tutto è possibile, ma niente è inevitabile.

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