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Nakba di sangue ai confini di Israele

ROMA – Ancora un bagno di sangue lungo i confini di Israele. La ricorrenza del Nakba Day, “il giorno del Disastro” altrimenti definito dagli stessi palestinesi come “Catastrofe palestinese”, rappresentato dalla proclamazione dell’Indipendenza dello Stato di Israele avvenuto nel maggio di 63 anni fa, è stata la miccia che ha scatenato l’inferno. Malgrado questa ricorrenza sia sempre stata occasione di scontri e proteste, non ci è dato però ricordare momenti e fatti di così drammatica portata.

Questa volta il bilancio parla di 16 vittime e decine di feriti, almeno settanta, tutti palestinesi. Gli scontri maggiori sono avvenuti nelle zone in cui Israele confina con Siria e Libano, non rispamiando però  neppure la Striscia di Gaza.

Il governo Israeliano parla di sobillazioni, di spinte politiche esterne, specialmente da parte della Siria, accusando il governo siriano del presidente Bashar al-Assad di aver orchestrato le violenze sul Golan per distogliere l’attenzione della comunità internazionale dalle proteste anti-governative che stanno avvenendo in quel paese.  Netanahyau ha subito dichiarato che la sua priorità è la difesa dei confini di Israele. La cronaca però è impietosa e parla da sola. Una triste realtà che descrive lanci rabbiosi di pietre da parte dei palestinesi che hanno scatenato l’immediata risposta dei soldati Israeliani che hanno sparato uccidendo i dimostranti.

Quanto possano aver inciso sollecitazioni “esterne” è difficile da dire; la storia del Nakba Day è datata e irrisolta da 63 anni. Si parla di circa 800mila palestinesi che nel 1948 furono cacciati dai territori oggi conosciuti come Israele. Secondo InfoPal, “usando l’arma del terrorismo, nel corso della cacciata del ’48, gli israeliani presero il controllo di 774 villaggi e cittadine palestinesi, ne distrussero 531, e 70 operazioni si conclusero il massacro di 15mila palestinesi”.
Una storia che ovviamente parte da lontano ma che corre sempre sul filo sottile della    strumentalizzazione politica.  Secondo quanto scrive il Jerusalem Post, Netanyahu ha messo in evidenza il fatto che “Israele deve prima capire chi e cosa si trova di fronte, dichiarando anche “di aver incaricato l’esercito israeliano ad agire con moderazione, ma per fermare tutti i tentativi di infiltrazione e le sfide alla sovranità di Israele”. 
   
In questo quadro di tensione si è svolta anche la visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Gerusalemme, come prima tappa di una visita che lo porterà anche nei territori Palestinesi. Nel corso del colloquio avuto con il Presidente israeliano Shimon Peres, Napolitano non ha mancato di sottolineare  la  speranza “che entrambe le parti creino le condizioni per la ripresa del negoziato diretto tra israeliani e palestinesi e che ciò accada prima di qualsiasi decisione all’assemblea generale delle Nazioni Unite di settembre”.

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