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Fincantieri. “Un piano industriale inaccettabile”. Lavoratori sul piede di guerra

ROMA – La Fincantieri predispone un piano industriale da brivido. I numeri parlano da soli: 2.251 esuberi su una forza lavoro di 8.500 addetti. Due su otto stabilimenti chiusi definitivamente, per l’esattezza quello di Castellamare di Stabia e Sestri Ponente. E non finisce qui. L’amministratore delegato Giuseppe Bono ce ne ha per tutti. Si parla, infatti, anche di ridimensionamento dello stabilimento  di Riva Trigoso a Genova poichè le commesse sulle costruzioni militari verranno spostate a Muggiano in provincia di La Spezia.

Insomma una Caporetto che le migliaia di operai di Fincantieri non sono più disposti ad accettare, tant’è che la loro reazione si è fatta sentire subito con  proteste spontanee nelle piazze. Una reazione legittima  dettata dall’esasperazione di chi intravede il serio rischio di precipitare nel baratro della cassa integrazione da fame e dalla conseguente dall’esclusione sociale. E pensare che i rappresentanti istituzionali del governo hanno ancora il coraggio di andare in televisione e dire con la solita  faccia tosta che la crisi è ormai alle spalle. Ci vuole un bel coraggio.
I sindacati, intanto, sul piede di guerra dicono: “Il piano è inaccettabile e il governo – chiedono i rappresentanti – deve convocare le parti”. C’è solo da augurarsi che, come avvenne con Alitalia, i sindacati non facciano le solite finte ingannatrici per poi passare direttamente dalla parte del più forte e il governo sia l’arbitro imparziale del confronto e non il nemico dei lavoratori.  
Intanto il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani ha già convocato, per venerdì 3 giugno, i vertici di Fincantieri e i sindacati nazionali per fare il punto sul piano di riorganizzazione industriale reso noto dalla società. E non sarà una passeggiata.

Oggi ad Ancona gli operai della Fincantieri, dopo essersi riuniti in assemblea hanno dato vita ad corteo che ha sfilato dallo stabilimento fino alla Prefettura
“Difendere l’arsenale” recitava lo striscione di testa per non dimenticare lo storico stabilimento anconetano, dove molti operai saranno trasferiti per le imminenti chiusure di altri siti industriali. .
Anche a Genova i lavoratori si sono radunati davanti alla Prefettura al cui interno si trovavano il governatore Burlando  il prefetto Musolino e i sindacati. Non sono mancati momenti di tensione, con lanci di pietre e fumogeni contro il palazzo del governo circondato da agenti in tenuta antisommossa che hanno respinto gli operai, due dei quali sono rimasti feriti alla testa durante i tafferugli.  Anche la giunta comunale ha sospeso i lavori istituzionali ed è scesa in piazza a fianco dei lavoratori. Le proteste si sono fatte sentire anche  a Sestri Levante dove gli operai hanno bloccato il casello autostradale dando vita ad un corteo partecipatissimo che ha visto la presenza di tutte le sigle sindacali e anche del Consiglio Regionale della Liguria.

Le cose non vanno bene neanche a Castellammare di Stabia, dove i lavoratori da ieri sera hanno occupato la sala consiliare del Comune e bloccato la strada statale sorrentina. “Non vogliamo che il cantiere napoletano venga chiuso come annunciato dall’ad Bono” tengono a ribadire i lavoratori, i quali non hanno nessuna intenzione di arrendersi a questo triste destino. Nel frattempo alla Regione Campania  s’incontreranno il presidente Stefano Caldoro, il sindaco di Castellammare Luigi Bobbio e le Rsu dello stabilimento per discutere sulla drammatica situazione. Per ora sembrano tutti concordi nell’affermare che il piano industriale della Fincantieri dev’essere contrastato e rispedito al mittente. Nessuno è disposto ad accettare neppure ridimensionamenti dicono i sindacati, “perchè eliminare questo importante settore  per il sistema-paese e per la Campania sarebbe un suicidio”. Insomma il braccio di ferro è iniziato, anche se a rischiare sono sempre gli stessi.

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