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La parola torna ai Cittadini. Questa in sintesi la decisione presa dalla Corte di Cassazione che ha confermato lo svolgimento dei quesiti referendari anche per quanto riguarda il nucleare.

Non si può certo dire che non sia stata una decisone ben ponderata visto che il quesito è stato riproposto soprattutto in considerazione della nuova normativa contenuta nel decreto Omnibus. In pratica si lascia ai cittadini la facoltà di esprimersi sul comma 1 e 8 dell’articolo 5; punti fondamentali del decreto proposto dal governo che pur varando la moratoria con la quale si rinunciava alla costruzioni di nuove centrali nucleari per un anno, lasciava di fatto aperto il discorso attraverso la rivalutazione del progetto alla luce delle verifiche che dopo questo periodo verrebbero fatte sia dall’agenzia italiana per il nucleare che dalla UE.

La decisione della Consulta comporta ovviamente dei problemi tecnici per la necessità di adeguare le schede, ristampandole, dal momento che quelle con il “vecchio” quesito erano già state distribuite ai seggi per gli elettori che votano all’estero.

 

Il dato fondamentale è comunque il ritorno alla partecipazione attiva attraverso la consultazione diretta dei cittadini, che saranno protagonisti indiscussi delle scelte sulla proposta del ricorso all’energia nucleare. Il Comitato Vota Sì, che conta circa ottanta associazioni contrarie al nucleare, saluta positivamente la decisione presa dalla Consulta ribadendo in un comunicato il fatto che “questa volta le furberie alle spalle degli italiani non passano. La Cassazione censura l’arroganza del governo e riconsegna nelle mani dei cittadini il diritto a decidere sul nucleare e del proprio futuro”. Un atto di giustizia che ha ricevuto il plauso anche di un autorevole esponente della maggioranza, il presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha ripetuto quanto aveva già affermato nei giorni scorsi sull’importanza di “andare a votare a prescindere da quanti sono i quesiti”; mentre il suo collega di partito, Italo Bocchino, ha confermato l’invito che Futuro e libertà rivolgerà ai suoi iscritti affinchè diano la loro partecipazione attiva al referendum, sia pur “con piena libertà di coscienza sui quesiti”.

 

Sconfitto quindi anche il tentativo di rendere meno probabile il raggiungimento del quorum dei votanti richiesto per la convalida del risultato referendario che si svolgerà nei giorni 12-13 giugno e che ricordiamo prevede, oltre al pronunciamento sul nucleare, anche quello sulla proposta di privatizzazione dell’acqua pubblica, e ultimo ma non per importanza quello sul “legittimo impedimento”.
Le reazioni in campo politico sono ovviamente contrastanti con il Pdl che accusa l’opposizione di strumentalizzare il referendum per dare una spallata a Berlusconi ed al suo governo, mentre molte sono le prese di posizione affinchè sia invece focalizzata l’attenzione sull’importanza degli argomenti sui quali i cittadini sono chiamati ad esprimersi.

Il presidente nazionale di Sel, Nichi Vendola sottolinea invece l’importanza di “fare in modo che nei pochi giorni che ci sono rimasti gli italiani siano informati correttamente dell’importanza dei quesiti, e che il quorum venga raggiunto”, augurandosi che il giudizio del popolo italiano si dimostri netto attraverso “un sì per l’acqua pubblica, un sì per impedire che gli affaristi riportino il pericolo nucleare nel nostro Paese, un sì per impedire la privatizzazione della giustizia”.
La risposta viene indirettamente dall’Agcom che oggi stesso ha diffuso un comunicato nel quale si precisa che la stessa l’Autorità per le Garanzie sulle Comunicazioni “ha rivolto un richiamo alla concessionaria pubblica affinché realizzi una collocazione dei messaggi idonea a garantire l’obiettivo del maggior ascolto, come previsto dalle disposizioni vigenti”.

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