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Referendum. Hanno ucciso il buon senso

ROMA –  Ieri sera la trasmissione Annozero è riuscita a rompere il totale silenzio sull’imminente voto referendario del 12 e 13 giugno, di cui  la televisione di Stato è allergica.

Certo, un po’ tardi rispetto ai tempi. E come al solito l’arena di Michele Santoro ha dato l’ennesima prova di allucinanti battibecchi su problemi che non possono essere trasformati in dibattiti all’insegna di una par condicio politica, che invece di colmare la conoscenza alimenta la confusione. D’altra parte è ormai appurato che una fetta di persone, senza fare nomi, ha fatto e sta facendo di tutto purchè non se ne parli, non si acquisisca quel minimo di conoscenza e consapevolezza, non si vada a votare e soprattutto non si raggiunga l’agognato quorum. Un fatto gravissimo che sta lentamente sotterrando quel poco di buon senso, se mai ne abbiamo avuto, che non dovrebbe appartenere nè alla destra e neppure alla sinistra, almeno quando si parla di ambiente. Un tempo il “buon senso” era dettato da quel legame sociale, quel punto comune incontrovertibile,  che metteva d’accordo tutti, specie in quei casi in cui l’essere umano avrebbe potuto rischiare la continuità della specie facendo scattare nel suo DNA l’istinto ancestrale della sopravvivenza. In questo caso, ovvero quando si parla di nucleare, scattano altri meccanismi perchè perfino le conseguenze  su determinate tragedie vengono messe in dubbio a priori, anche di fronte all’evidenza dei fatti, alle immagini raccapriccianti dei figli di Chernobyl, la cui tragedia scorre ancora nel loro sangue infettando le generazioni a venire. Per non parlare delle scorie nucleari, dove sul pianeta non esiste posto sicuro.

Insomma un popolo di masochisti potremmo definirci che gioca alla roulette russa per mantenere vizi e privilegi, ma solo per pochi eletti. Perchè di questo si tratta. E’ indubbio che salvaguardare l’ambiente e mettere al sicuro i suoi abitanti comporta dei sacrifici, spesso dei cambiamenti pur minimi del proprio stile di vita per speculare sulla sicurezza della collettività, anche in termini energetici. Ma oggi non si è disposti a rinunciare a nulla. E quando si parla di energia c’è sempre lo zampino di qualcuno che i conti in tasca se li è già fatti e non vuole certo dividere con nessuno i lauti ricavi che ne conseguiranno. Esistono già dei comuni virtuosi. Piccole comunità autosufficienti che non solo producono la loro energia con i pannelli solari, ma l’eccesso la spediscono direttamente in rete. Sono proprio queste situazioni a fare paura ai grandi monopoli, perchè se la politica delle energie sostenibili fosse sostenuta  da  governi  che hanno a cuore il futuro del pianeta,  assisteremo alla nascita masssiccia di comunità innovative capaci di produrre energia senza inquinare il loro territorio. Un traguardo che alcuni hanno già raggiunto. Troppo pochi a dire la verità. In Italia per incentivare il nucleare, il governo Berlusconi ci ha messo anche il carico da quattro con il decreto Romani che mette fine agli incentivi sul fotovoltaico inizialmente previsti fino al 2013. Insomma quando esiste un’alternativa buona si fa di tutto per eliminarla. Lo si è capito la scorsa sera ad Annozero dalle parole pronunciate da Chicco testa, l’ex ecologista di Legambiente che ora appoggia il nucleare quasi fosse la dottrina del futuro. Un uomo che nel corso degli anni ha radicalmente cambiato idea, passando da un opposto all’altro. Pensare che dopo il disastro di Chernobyl si fece promotore di una manifestazione antinuclearista che portò a Roma oltre 200mila persone. Era il 10 maggio del 1986 e Testa all’epoca disse: “Il risultato è di grandissimo interesse politico. La battaglia è stata dura per i grossi interessi in campo”. Interessi che ancora oggi hanno seppellito il buon senso  anche di fronte alla morte.

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