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Rai. Come affossare la televisione pubblica incitando ad evadere il canone

ROMA – Arriva  come un fiume in piena la relazione annuale del presidente dell’Agcom Corrado Calabrò  presentata oggi alla Camera dei Depuati. 

  “E’ intollerabile – dice – il livello di evasione del canone. Con il canone non riscosso la Rai sarebbe il primo operatore”. A non pagare, secondo Calabrò, sarebbero il 26,5% degli italiani, che tradotto in spiccioli rappresentano  un mancato introito per l’azienda di oltre 500 milioni di euro. Un messaggio che difficilmente attraverserà gli scranni di quegli esponenti politici che hanno fatto di tutto pur di affossare il servizio pubblico televisivo, spesso riducendolo alle proprie convenienze economiche in nome di uno share che ha bruciato i migliori contenuti per rendere questo potente mezzo a certe frequenze l’oggetto dell’inutilità. A chi imputare la responsabilità di questa catastrofe annunciata?  Sicuramente la gestione incompetente ha dato il meglio di sè, specie negli ultimi anni: dalle lottizzazioni, all’ingerenza sfacciata di alcuni soggetti politici che hanno fatto il bello e il cattivo tempo per difendere  interessi di parte, e ciliegina sulla torta, i proclami diffusi ai quattro venti per non pagare  questa “maledetta” tassa – di cui la Lega è da sempre insofferente – per combattere nemici e avversari.
Lo spot realizzato pochi mesi fa, esattamente nel dicembre 2010 da Telepadania  non lascia spazio a dubbi, dialetto permettendo.



E poi le campagne anti canone pubblicate su Libero o sul Giornale con la benedizione del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che colpendo costantemente Michele Santoro non solo ha perseguito due obiettivi, ovvero  invitare i cittadini a non versare un centesimo nelle casse Rai e aumentare i profitti delle sue reti Fininvest, ma alla fine è riuscito anche a far  fuggire uno dei pochi condurroti che portava linfa vitale alle casse di Viale Mazzini. Eccome se le alimentava. Infatti, saranno più contenti adesso visto che la trasmissione dello scomodo giornalista  in una sola stagione faceva incassare alla Rai oltre 40 milioni di euro. E non finisce qui la battaglia. Nel 2009 a dar man forte al Premier è scesa in campo, anzi per le strade della capitale, anche Daniela Santanchè, la quale all’epoca organizzò una crociata  contro Annozero, Travaglio incluso, con tanto di banchetti e moduli di disdetta Rai da  far compilare ai passanti. E sempre per restare in tema nel novembre del 2008, il Cavaliere aveva lanciato l’ennesimo attacco al TG3. “Mi insulta mi oltraggia e mi prende in giro ogni sera….” aveva detto. Insomma l’unica cosa da fare era quella di “non pagare il canone”, in nome di Berlusconi.

E così mentre nel corso di questi anni la Rai perdeva parte dei lauti guadagni pubblicitari e i suoi programmi migliori venivano spenti e archiviati, Mediaset si faceva sempre più forte. Oggi arriva anche la conferma ufficiale proprio dall’Agicom, la quale annuncia che la rete del cavaliere torna ad essere il primo operatore  in vetta alla classifica per introiti superando addirittura Sky con i suoi 2.770,6 milioni di ricavi contro i 2.630,76 della rete di Murdoch. Nella raccolta pubblicitaria, Mediaset, con il 38% degli ascolti medi giornalieri, attira il 56% delle risorse pubblicitarie. Mica male. Probabilmente – come riporta la relazione dell’Agicom – la televisione rimane ancora il mezzo preferito dagli italiani per informarsi. Ma c’è da dire che nel risultato referendario di ieri ha giocato un ruolo importante la rete che con il suo tam-tam è riuscita a veicolare informazioni che i grandi media hanno volutamente sotterrato. E tutto ciò è avvenuto nonostante la disastrosa situazione della banda larga in Italia, che Calabrò arriva a definire “sull’orlo della retrocessione in serie B”. Insomma inutile dire che le tre “i” tanto decantate dal premier sono state cancellate subito dalla sua agenda politica. Internet per primo.

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