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Berlusconi parla alla Camera. Bossi scettico. Ai precari manganellate

ROMA – “La maggioranza c’è ed è più unita che mai”. Con queste parole esordisce Silvio Berlusconi nell’aula della Camera per comunicare le novità intervenute nella maggioranza in seguito alla nomina dei nuovi sottosegretari e sulla fiducia incassata ieri  con 317 voti favorevoli. Un discorso lunghissimo, durato quasi 40 minuti, con elogi a destra e manca alla coalizione di governo, capace – secondo il premier – di aver gestito saggiamente il Paese e di continuare a farlo, tant’è che poi si lascia scappare una frase alquanto discutibile: “Un sacrificio stare a Palazzo Chigi. Vi assicuro che è un grande sacrificio, grandissimo…”

E c’è da credergli, specie di questi tempi  di magra, in cui il presidente del Consiglio è anche uno degli uomini più ricchi e potenti dell’Italia con qualche prblemino giudiziario.
Chissà se il premier si sarà accorto che mentre le sue parole come un ritornello toccavano i temi delle riforme, da quella fiscale al patto di stabilità, all’esterno del palazzo i precari invocavano le sue dimissioni lanciando  frutta, verdura e uova. Indignati? Non solo. Ma soprattutto molto sconvolti, non solo dalle frasi del premier, ma dalle manganellate  partire dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa che hanno dato il bel servito al popolo dei precari. “All’Italia più brutta” come li ha definiti il ministro Renato Brunetta.
Proprio manganelli contro verdure. almeno questa è la risposta dei centinaia di precari di tutti i settori, i cassintegrati, i Lsu, i senza casa e senza reddito, i disoccupati, che questa mattina a Roma hanno portato in piazza di Montecitorio i problemi del Paese reale. Lavoratori che hanno espresso la propria indignazione lanciando slogan, e lasciandosi sfuggire di mano qualche ortaggio  e  petardo come atto simbolico contro lo strapotere di una maggioranza che pensa a tutt’altro fuorchè agli italiani e ai loro problemi.  

Perfino Umberto Bossi che tiene a cuore solo la sua Padania, commentava  il discorso di Berlusconi con un pizzico di scetticismo: “Bello a parole, aspettiamo i fatti”.
Fatti che se non arriveranno entro sei mesi come annunciato dal palco di Pontida domenica scorsa non è detto che sanciscano la crisi come avanzato da Bossi. Orami il senatur è diventato il vero protagonista della scena politica, con questi tira e molla carichi di ultimatum che non scadranno mai.

Intanto fuori Montecitorio le urla si fanno sempre più intense: “Dimettiti…di– me–tti–ti”. Un coro tutto rivolto al Premier dagli ex-lsu Ata della Scuola, che oggi hanno aderito allo sciopero nazionale indetto da USB, per protestare contro la loro messa in cassa integrazione a zero ore e con salari tagliati grazie ad un accordo sottoscritto da Cgil Cisl Uil. Assieme ai cassaintegrati  i precari della ricerca, quelli del settore privato; gli esternalizzati del pubblico  i precari dello spettacolo i lavoratori stabili, che non arrivano più alla metà del mese. Tutti a ribadire con forza che l’unica strada percorribile è fermare la precarizzazione del lavoro, cancellando il pacchetto Treu e la legge 30, fermando gli accordi sull’apprendistato, con un nuovo processo di stabilizzazione e risorse per i contratti.

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