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Ristorni frontalieri. C’è sempre qualcuno più populista e più a nord di te

Lega Ticino contro Lega Nord. Bloccati 23 milioni di euro

COMO – È scattata l’ora x per la restituzione dei ristorni dei lavoratori italiani in Svizzera che scadeva il 25 giugno scorso.
46 milioni di euro destinati ai comuni delle terre di confine. Voce importantissima in bilancio a cui i comuni non possono rinunciare; pena gravare sul cittadino con ulteriori tasse. Ieri il governo del Canton Ticino contravvenendo alle voci precedenti, ha consegnato a sorpresa soltanto 23 milioni di euro, bloccando il rimanente denaro in un conto coorente vincolato. Azione fortemente voluta dalla Lega ticinese che ne sta facendo una vera battaglia nazionale contro la Roma ladrona. L’oggetto della disputa è l’inserimento della Svizzera nella black-list di Tremonti, che riguarda tutti i paesi considerati paradisi fiscali. Le tasse, (ristorni) sono le trattenute dalle buste paghe dei lavoratori italiani, che in quanto frontalieri, vivono e usufruiscono di ogni servizio in Patria. La faccenda è strettamente correlata alla nuova riforma fiscale italiana che punta,  oppure tenta, di combattere l’evasione e la fuga di capitali all’estero, la cui rintracciabilità  è indispensabile attraverso la collaborazione dei paesi interessati e presenti nella black-list, come la Svizzera.
Una faccenda risulta indigesta agli elvetici che predicano il segreto bancario come un vangelo, verbo che ha fatto la ricchezza della nazione rosso crociata, da sempre considerata la “banca d’Europa” dalla popolazione locale.
Il tiro alla fune è sostanzialmente tra le due leghe del centro destra, ticinese-lombarda. Populiste ed estreme, celebrano la protezione esasperata del territorio, negando qualsiasi visione nazionale, in funzione di una centralità traslata.

Prende atto il Dipartimento federale delle finanze, della decisione del Consiglio di Stato ticinese di fermare il 50% del dovuto, facendo sapere che c’è l’intenzione di negoziare con Roma, cosa però che implica due parti.
L’incontro avvenuto a Roma i primi di giugno fra Silvio Berlusconi e la presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey, lascia presagire che l’Italia sia disponibile a nuove trattative. Nell’occasione sono state fissate nuove scadenze per diversi dossier. Il Consigliere federale Mario Tour, portavoce del Segretario di Stato, scontento della situazione, fa sapere che: “Sulle possibilità di giungere ad un accordo non è tuttavia ancora possibile pronunciarsi”, infatti, il Consiglio federale intende rinegoziare l’intero pacchetto fiscale, dove vede la Svizzera proporre una nuova convenzione di doppia imposizione in rispetto alle norme dell’OCSE. La vicenda ha sollevato un gran vespaio in terra padana, allarmando i sindaci di confine. Al momento non risulta nessuna presa di posizione difensiva da parte dalla Lega Nord o del Governo.
Attualmente la notizia è limitata al territorio di confine, restando così, ingiustamente sottotraccia nel panorama nazionale, circostanza che imprime una sensazione di abbandono o disinteresse da parte delle istituzioni italiane.

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