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Manovra finanziaria. Il Presidente firma. “Avranno mica falsificato il testo?”

ROMA – Che qualcuno abbia falsificato il testo della manovra finanziaria, ovvero “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria” arrivata sulla scrivania di Napolitano? E’ questo quanto si chiede Antonio Di Pietro, in un’intervista apparsa oggi sul Secolo XIX. “Perchè – pensa il leader dell’Italia dei Valori – da qualche tempo non ne azzeccano una. Hanno continuato a sfornare leggi ad personam che la Corte Costituzionale o i referendum popolari hanno spazzato via. Allora l’atto presentato a Napolitano è diverso da quello approvato in consiglio dei ministri.

Quindi qualcuno lo ha falsificato. Ci sono gli estremi perchè intervenga la procura. Chiedo a Berlusconi di venire a riferirne in Parlamento”.
Giustamente l’ex magistrato di mani pulite fa riferimento al recente referendum, per il quale 27 milioni di italiani votarono per dire basta alle leggi ad personam. “Averne riproposta subito una ha voluto dire offendere la volontà degli italiani e umiliare la democrazia”, tuona Di Pietro.
“È stato un comportamento immorale, ancor prima che incostituzionale, che rende indegno questo governo che aveva trasferito la norma in un decreto legge in via d’urgenza per agevolare gli affari privati del presidente del consiglio. Se Berlusconi non si fosse attivato per impedire i referendum facendo la legge sul nucleare e poi ricorrendo alla Consulta e alla Cassazione, i cittadini non avrebbero reagito andando in massa a votare anche per affermare il proprio diritto di esprimersi”.

Eppure nonostante le reazioni dell’agguerrito Di Pietro, Giorgio Napolitano ha emanato il Dl approvato dal consiglio dei ministri il 30 giugno scorso,  “essendo stati essenzialmente ricondotti i suoi contenuti  alle norme strettamente attinenti alla manovra finanziaria ed a quelle suscettibili di incidere con effetto immediato sulla crescita economica”, si legge in una nota del Quirinale. E poi si rivela altresì un –  prevedibile – pareggio del bilancio entro il 2014. Sul come raggiungere questa agognata meta il Capo dello Stato rimanda la discussione al Parlamento, “a un confronto realmente aperto” come lui stesso sottolinea. Cosa abbastanza difficile vista la piega che ha preso questa manovra, che senz’ombra di dubbio, andrà a colpire i soliti disperati, le fasce più deboli e sottomesse di questa Italia, la cui voce  continua a riamanere inascoltata.

Non sono servite a nulla neppure le tante voci sollevate dagli ambientalisti  che hanno implorato Napolitano a non firmare, tant’è che  in questa manovra hanno visto sbriciolarsi la loro battaglia contro la conversione a carbone, iniziando dalla centrale di Porto Tolle. “Il tentativo del Governo di inserire nell’articolo 35 della Finanziaria una norma che favorisce lo smantellamento di centrali alimentate ad olio per trasformarle a carbone è un perfetto esempio di legge ad aziendam”, scrivono in una lettera congiunta Greenpeace, Legambiente, WWF e Italia Nostra. “Con questa – continuano gli ambientalisti – , non solo si ignora la sentenza del Consiglio di Stato sulla valutazione di impatto ambientale, ma si decide deliberatamente di ignorare – per fare l’interesse dell’Enel – l’impatto ambientale e sanitario di una centrale a carbone nel cuore di una delle aree, il Delta del Po, più fragili e a rischio del Paese. Si tratta di un vero e proprio  obbrobrio giuridico  in quanto tale confronto costituisce uno dei contenuti necessari e obbligatori della procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale prevista dalle norme europee e confermata dalla Corte di Giustizia europea”.

Insomma i risultati della manovra saranno pesantissimi. E siamo solo agli inizi.  C’è già chi nutre seri dubbi sull’avvio di un dibattito  aperto e responsabile tra maggioranza e opposizione, come auspicato da Napolitano. Mentre il ministro Brunetta si fa il petto grosso per via della auto blu spazzate via dai troppi cilindri, Bersani parla di una  manovra  “da dottor Stranamore  in cui si parla di  miliardi come noccioline  senza rendere  chiaro al Paese cosa sono in concreto”.
Nonostante quel che si dica in questa manovra, e di questo ormai ne sono sicuri anche i più esperti, ad essere colpiti saranno i ceti medio bassi, ai quali sarà seriamente compromessa la capacità di spesa e  di conseguenza tutto il ciclo di una crescita che si è arrestata, ora immobile.

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