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Ristorni frontalieri. Bossi in campo “Tremonti? Fa quello che gli diciamo”

COMO – Finalmente si sveglia la Lega Nord per il blocco del 50% dei ristorni dei lavoratori italiani in canton Ticino. Si muove alla chetichella, senza scomodare Roma, tanto da non alzare  polveroni a livello nazionale.
Ieri sera a Varese, il vertice dei leghisti padani, ha deciso che l’unico mezzo è convincere il Ministro Tremonti a cancellare la Confederazione Elvetica dalla black-list dei paradisi fiscali.

È Bossi che spara la cartuccia più presuntuosa: “Tremonti? Fa quello che gli diciamo. E la Svizzera uscirà dalla black list”.
Come dire: “comandiamo noi e della tracciabilità di capitale evaso, francamente c’è ne infischiamo”. Una posizione nettamente contraddittoria rispetto a quanto voluto e votato nel 2010 dall’intera maggioranza al governo, compreso la Lega Nord.
Il carroccio, più preoccupato di perdere voti che dei lavoratori o delle finanze italiane, ha deciso di trovare, come dice lui “la quadra”.
Infatti, Umberto Bossi, spiega: “Tremonti lo invitiamo a Varese o a Lugano a prendersi una birra, e anche a cena. Così lo convinciamo a togliere la Svizzera dalla black list”.
A fine serata visibilmente soddisfatto, dichiara: “Abbiamo telefonato a Tremonti, lo ha chiamato Maroni. E lui si è detto disponibile all’incontro. È giusto così, bisogna riallacciare i rapporti tra due popoli amici, che non devono affatto essere rovinati dalle beghe romane”.

Frasi pacate che bypassano astutamente mesi di stragismo del Bignasca nei confronti degli italiani (padani) accusati di tutto.
L’attrito italo-svizzero è nato con lo scudo fiscale del 2010 che vide nascere la famosa lista nera dei paradisi fiscali che il Ministro italiano compilò nel tentativo di rintracciare e recuperare capitale occultato al fisco italiano.
Fa sapere il ministro Maroni: “Dobbiamo trovare una soluzione perché siamo due popoli amici, quindi ci dobbiamo muovere in fretta, non con i tempi della burocrazia romana. Stiamo lavorando per trovare le migliori soluzioni”.
Il presidente della Prov. di Varese Dario Galli, e il consigliere di Stato del Ticino Norman Gobbi, hanno l’incombenza di redigere un documento prima dell’atteso tavolo di lavoro con Tremonti.
Intanto il presidente Galli fa sapere che: “È emersa la volontà di collaborare per trovare una soluzione a risolvere i problemi che stanno dividendo le nostre due popolazioni, che da sempre collaborano per la ricchezza reciproca». Interviene nel merito il consigliere N. Gobbi che piccante ricorda: “Un incontro positivo. È importante ricordare che i ristorni, prima di andare ai comuni di confine, vengono tenuti a Roma circa tre anni, per fare maturare gli interessi. Quindi, di fatto, vengono usati dal governo centrale per i propri interessi”.
A quanto pare fra una lega e l’altra, per il ministro Tremonti non c’è scampo, perciò, preparato il documento, non gli resta che ubbidire al Senatur.

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