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Bologna 2 agosto. Ancora una volta celebrazioni senza il Governo

BOLOGNA – Proteste, sospetti, accuse. È così da 30 anni e la pacificazione degli animi sembra ancora lontana. Oggi si commemora il ricordo di quel 2 agosto 1980 in cui 85 persone morirono e 200 rimasero ferite per l’ esplosione di una bomba nella sala d’aspetto della stazione di Bologna e come negli anni passati i giorni di vigilia hanno vissuto il rituale di una polemica che poi svanisce, o quasi, per il resto dell’anno. La più forte è per l’assenza (la prima fu l’anno scorso) del Governo, che si farà rappresentare dal prefetto Angelo Tranfaglia. Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione delle vittime ha parlato di «ritorsione e fuga» e da sinistra le critiche sono state compatte e offese.

«Oggi ricorderemo ma con il nostro sdegno per l’indifferenza del Governo. E con la convinzione che il segreto di Stato sia uno dei peggiori cancri della nostra Repubblica», ha detto Nichi Vendola. «Ma io mi sono stancato di prendere fischi», ha rimbeccato Filippo Berselli, bolognese, presidente della Commissione Giustizia del Senato, ex sottosegretario e da tempo numero uno del Pdl in Emilia-Romagna. «Queste celebrazioni non sono più un momento di raccoglimento e di omaggio alle vittime, ma si sono trasformate in una strumentalizzazione politica e in un’occasione di attacco al Governo», ha rincarato.

«L’assenza del governo a Bologna, per il secondo anno, conferma la mancanza di coraggio dei suoi esponenti. Ricordare le vittime del terrorismo è un dovere da parte di qualsiasi governo perchè, onorando la memoria dei morti, si mantiene vivo il ricordo dei fatti e l’impegno a chiarire le responsabilità di chi ha voluto e realizzato le stragi». Lo dice il vicepresidente del gruppo Pdl alla Camera Rosa Calipari. «La scelta da parte dei ministri del governo Berlusconi di non partecipare alla manifestazione per l’anniversario del 2 agosto – sottolinea – non nasce solo dalla paura dei fischi: esprime qualcosa di più grave, perchè consegna all’oblio la storia e il ricordo delle vittime. Un obiettivo contrastato con forza e tenacia dal lavoro delle tante associazioni che, insieme a quella bolognese e all’impegno di molti magistrati, hanno contribuito a ricostruire gli anni delle stragi, a non dimenticare e a dare un monito alle nuove generazioni».

L’assenza di esponenti del governo alla manifestazione in programma domani a Bologna per ricordare la strage del 2 agosto 1980 al segretario del Pd Pierluigi Bersani proprio non va giù: «spero ci ripensino. È già successo l’anno scorso, è veramente una cosa che i bolognesi e credo anche gli italiani non accettino». Una cosa che secondo il segretario del Pd non può essere accettata perchè, ha detto ai giornalisti a margine della Festa Democratica a San Gimignano (Siena) «i familiari delle vittime aspettano ancora delle risposte. Il governo farebbe bene ad andarci e a dare quelle risposte».

Se i resoconti e le immagini sulle contestazioni e i fischi ai ministri (clamorose quelle a Tremonti e Bondi) hanno sempre fatto più notizia della cerimonia in sé (Bolognesi ogni anno ha fatto il suo bravo appello ad evitare le contestazioni rumorose), i motivi di tensione riguardano tra l’altro anche il segreto di Stato, i risarcimenti a parte delle vittime, la ricerca dei mandanti. Questo perchè il processo ha individuato soltanto gli esecutori materiali, gli ex Nar Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. E da destra, ma non solo, c’èchi ha sempre sostenuto che le motivazioni della condanna sono labili e che altri misero quella bomba. La Procura di Bologna ha sempre ribadito che andrà avanti nelle indagini «fino a che l’ultimo lembo di verità» non sarà emerso. Lo disse a ridosso della commemorazione del trentennale il procuratore Roberto Alfonso.

Indagini che però, aggiunse, sarebbero proseguite lontane dal «tritacarne mediatico». Un orientamento che in questi mesi non è mutato. I magistrati hanno un’indagine aperta contro ignoti e condotta dal pm Enrico Cieri. Partendo dalle risultanze della commissione Mitrokhin analizza il contesto della cosiddetta ‘pista palestinesè, e considera spiegazioni alternative a quelle ratificate dalle sentenze irrevocabili che hanno portato alla condanna di Mambro e Fioravanti. Al centro della nuova inchiesta ci sono invece il terrorista internazionale Carlos e Tomas Kram, del gruppo tedesco ‘Revolutionaere Zellen’, che pernottò a Bologna all’Hotel Centrale nella notte tra l’1 e il 2 agosto ’80, ma con il suo vero nome. È una inchiesta a cui quindi mancano ancora per la chiusura alcuni tasselli, ma che pare comunque destinata a non cambiare le verità giudiziarie sino ad oggi raggiunte. Nel fascicolo è confluita l’istanza dell’ associazione dei familiari che ha chiesto di indagare sui mandanti, partendo soprattutto dalle carte del processo di Brescia sulla strage di piazza della Loggia. Non si può escludere che in futuro possa essere aperto un nuovo fascicolo, poichè di fatto l’istanza suggerisce un contesto ben diverso dalle conclusioni della Mitrokhin.

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