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Manovra. L’ultimo slogan in extremis: “Con oltre 3 milioni evasi carcere subito”

ROMA – Dopo lo smentito riscatto della Naja e degli anni universitari i soldi arriveranno dalla lotta all’evasione. E’ questa la linea intrapresa in 24 ore dal governo, dopo il dietrofront di ieri.Spunta così l’asso nella manica del ministro dell’Economia Giulio Tremonti e dal relatore Antonio Azzollini depositato in Senato, che con un colpo di  emendamento vorrebbero sbattere in galera chi evade le imposte per più di 3 milioni di euro. Mica bazzecole.
Un emendamento che oltre ad abbassare le soglie di evasione fiscale oltre le quali scatta così la reclusione, apre le porte dei carceri italiani già sovraffollate. Il problema è se ci saranno i posti disponibili tanto da poter contenere i nuovi clienti delle case circondariali.

E non è finita. Nel caso di dichiarazione fraudolenta,  per la quale è già prevista dalla legge vigente la pena fino alla reclusione da un anno e sei mesi a sei anni, la soglia di imposta evasa, oltre la quale scattano le manette, passa da 150 milioni delle vecchie lire a 30.000 euro. La soglia di base imponibile sottratta alle tasse passa dai 3 miliardi delle vecchie lire a 1 milione di euro, per le pene fino alla reclusione. Così via fino alla non applicazione dell’istituto della sospensione condizionale della pena, sia essa detentiva o pecuniaria, nel caso di evasione oltre i 3 milioni di euro. I termini di prescrizione per i reati fiscali  sono elevati di un terzo  e gli sconti sulle pene nel caso di conciliazione mediante pagamento passano dalla metà ad un terzo.
Insomma “cavoli amari” direbbe qualcuno. Anche se questo ennesimo emendamento suona come la solita propaganda del momento e quindi bisognerà vedere la sua reale applicazione.

Resta il fatto che la manovra continua a non piacere. E non solo ai soliti come certi sindacati compiacenti che di solito fanno buon viso a cattiva sorte, come la Cisl e Uil, che oggi, nonostante rivendichino il successo sulle pensioni,  si sono dati appuntamento a Palazzo Madama per dissentire dalla posizione del governo, ma anche alla Confindustria che ha espresso forte preoccupazione per il modo in cui viene affrontata la grave situazione della finanza pubblica italiana e della ripresa della crescita. Insomma per  gli imprenditori italiani ci sono  seri rischi che un’inadeguata gestione dei problemi economici possa avere una ripercussione negativa per l’Italia e per tutta l’Europa.

Insomma il malcontento non si è affatto placato, anzi si allarga a macca d’olio.. Tutti scontenti, in primis la Cgil che il 6 settembre ha proclamato lo sciopero generale, al quale hanno già aderito gran parte dell’opposizione e dei sindacati di base. E non dimentichiamo “Piazza Pulita” la due giorni del 10 e 11  settembre dove questa volta la società civile protesterà contro i privilegi della casta. E infine ci sono gli enti locali sul piede di guerra  per i tagli subiti e solo in piccolissima parte compensati dal gettito della Robin Tax, tant’è che Regioni province e comuni stanno organizzando lunedì prossimo una manifestazione congiunta per protestare.
Insomma questo governo c’è riuscito questa volta. In meno di 48 ore è riuscito a colpire tutti. Proprio tutti, a parte quelli che siedono sugli alti scranni del parlamento italiano.

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