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Marcegaglia: “L’Italia un paese a rischio”. La Confindustria scopre l’acqua calda

ROMA – Bisogna “agire rapidamente” perchè il Paese “rischia molto”. E’  questo in sintesi l’appello che la presidente di Confindustria, Marceglia, ha lanciato dal Workshop Ambrosetti di Cernobbio durante  il quale ha manifestato “la forte preoccupazione delle imprese”, come è emerso  nei giorni scorsi. L’Italia secondo Marcegaglia, ha un problema “di credibilità” e la manovra correttiva “deve avere saldi certi”. Ma la cosa che “manca completamente è un piano per la crescita”.

“Chiediamo alla politica di rendersi conto della situazione e di agire immediatamente”, ha aggiunto la numero uno  di Confindustria, che chiede la riduzione delle tasse su lavoratori e imprese, oltre all’allungamento dell’età lavorativa, alle privatizzazioni e alle liberalizzazioni.
C’è da non credersi. Possibile che solo adesso la Confindustria realizzi che l’Italia sta raschiando il fondo del barile e nonostante questo continui a parlare di privatizzazione e liberalizzazione?
Ma non solo. L’Italia politicamente ha perso la sua credibilità da un pezzo, dov’era la Confindustria quando all’estero bastava solo dire di essere italiani per suscitare esilaranti risate? Indubbio che si è preferito andare avanti lo stesso, forse pensando che una qualche divinità ci avrebbe indicato la via della salvezza. Eppure il Paese Italia non è diverso da qualche anno fa, anzi è sicuramente peggiorato. Sempre in movimento, in caduta libera dal solito precipizio, dal quale – molti economisti avvertono – ci vorranno anni per risalire.

Lo ha fatto capire chiaramente anche  il direttore generale del Fondo Monetario internazionale, Christine Lagarde, secondo il quale durante un’intervista rilasciata al Wall Street Journal ha detto: “L’economia mondiale deve fare i conti con la  minaccia di una spirale negativa  e i governi devono mettere in campo importanti misure di risparmio e di crescita per fronteggiare tale possibilità”. Come? Lagarde ipotizza che le banche europee potrebbero aver bisogno di nuove iniezioni di capitale. Parla addirittura di   200 miliardi di euro per proteggersi dal rallentamento dell’economia e dalla crisi dei debiti sovrani. Una proposta alquanto’ azzardata e anche un po’ irriverente nei confronti di quei milioni di cittadini che ogni giorno devono fare i conti con l’economia reale.

E poi Lagarde ha parlato della situazione economica in Germania, sottolineando come Berlino dovrebbe attuare un programma di crescita concentrato sull’economia interna, nel caso in cui un peggioramento della crisi mondiale dovesse intaccare in modo deciso il suo export. “Se la Germania rafforza la domanda interna, è positivo per l’economia tedesca così come per quelle dei paesi vicini», ha aggiunto Lagarde, ribadendo che la ripresa dei conti pubblici tedeschi è  ottimale tenuto conto delle circostanze attuali. E lo può ben dire visto che il potere d’acquisto dei cittadini tedeschi è molto più alto rispetto a quello dei cittadini italiani, le cui retribuzioni sono di gran lunga sotto la media europea. L’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico,   attestava lo scorso anno l’Italia al 23mo posto nella classifica dei trenta paesi industrializzati per quanto concerne il potere d’acquisto dei lavoratori. E anche tra la vicina Germania e Francia c’è un abisso.
L’Ocse, sempre qualche mese fa, aggiunse che il nostro paese è anche uno dei pochi al mondo dove, non solo avere una laurea non garantisce un salario dignitoso, ma le imprese sono poco disposte a premiare la manodopera qualificata.

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