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“Warrior”: le arti marziali e l’arte della vita. Recensione

ROMA – Brendan e Tommy sono fratelli, ma non si vedono da 14 anni. Un scelta differente ha segnato indelebilmente la loro vita. Il primo, per amore della ragazza che in seguito sarebbe diventata sua moglie, è rimasto a casa insieme ad un padre ubriacone.

Tommy è invece fuggito via  insieme alla madre ed ha assistito impotente alla morte di lei. I due si rincontreranno in occasione di una grande competizione di arti marziali miste che promette di elargire un ricco premio al vincitore. Brendan, che si trova in grosse difficoltà economiche, combatte per la propria famiglia, per garantire un presente e un futuro a sua moglie e alle sue bambine. Tommy vorrebbe invece devolvere il premio a favore della vedova di un suo amico morto in guerra. Fondamentalmente però, combatte per se stesso,contro i fantasmi di un passato che gli ha lasciato in dote una rabbia irrefrenabile. Si prospetta una lotta fra impulsività e razionalità, fra ardore agonistico e capacità di autocontrollo. A livello simbolico sembra di assistere allo scontro fra Sparta e Atene, ma le vicende narrative non ripercorrono le tappe storiche.

“Warrior” ha alcuni meriti importanti che val la pena di sottolineare. Il film riesce infatti a descrivere con efficacia un mondo violento ed uno sport violento, ma non cede alla tentazione di puntare tutto sulle scene di lotta (che sono comunque ben dirette e riescono a coinvolgere). Il fulcro della vicenda ruota invece attorno alla relazione fra i personaggi. La lotta più dura, più intensa è proprio quella che conduce il padre dei due fratelli che, divenuto astemio, tenta di recuperare la relazione compromessa con i figli. E’ una storia di riscatto morale e di rinascita. Una rinascita che si fonda su un recupero dei fili che legano indissolubilmente i personaggi ad un passato traumatico. Tommy, in apparenza glaciale ma a ben vedere dotato di una sensibilità profonda, dovrà fare i conti con le sue emozioni sopite. Brendan invece dovrà risvegliare la sua parte violenta per far fronte ad una sfida che appare impossibile.

I due fratelli, all’apparenza molto diversi, sono in realtà i frammenti speculari prodotti da un destino familiare che li accomuna. Il primo merito del film, come detto, è di dare il giusto spazio all’approfondimento psicologico dei personaggi (e in tal senso un punto di forza è rappresentato anche dall’efficacia interpretativa dei tre attori principali, su tutti un grande Nick Nolte). Il secondo merito è di non cedere ad un facile sentimentalismo. Se è vero che il crescendo finale è coinvolgente (i 139 minuti della pellicola passano in fretta e a spettacolo finito si rimane seduti ancora un po’ per dare il dovuto spazio alle intense sensazioni emergenti), bisogna dire che le emozioni sono trattate in modo coerente e sincero. Non c’è nessuna manipolazione creata ad hoc per tranquillizzare lo spettatore. Se quindi da un punto di vista narrativo i risvolti della vicenda appaiono inverosimili, poco importa: “nel mondo della fiction, tutto è possibile se raccontato in modo plausibile”. Siamo d’accordo.

USCITA Al CINEMA: 04/11/2011
REGIA: Gavin O’ Connor
SCENEGGIATURA: Gavin O’ Connor, Anthony Tambakis, Cliff Dorfman
ATTORI: Joel Edgerton, Tom Hardy, Nick Nolte, Jennifer Morrison, Frank Grillo
FOTOGRAFIA: Masanobu Takayanagi
MONTAGGIO: John Gilroy, A.C.E.
MUSICHE: Mark Isham
PAESE: Stati Uniti
GENERE: Drammatico
DURATA: 139 Minuti

 

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