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Torino. Il comune ignora la grave emergenza che colpisce i profughi eritrei ed etiopi

TORINO – Circa 160 rifugiati eritrei ed etiopi sono costretti a vivere all’interno di tre edifici occupati, a Torino: la Casa Bianca di via Revello e i palazzi in corso Chieri e via Bologna. Il comune fino a oggi ha negato loro la residenza, contravvenendo alle leggi internazionali che tutelano i rifugiati all’interno di un paese ospitante.

Durante una conferenza stampa, l’avvocato Gian Luca Vitale, i centri sociali Askatasuna e Gabrio, il Comitato solidarietà migranti hanno rilevato come solo uno dei tre edifici abbia il riscaldamento, mentre le condizioni di vita dei profughi sono sempre più dure e nessun piano per risolvere la grave emergenza è ancora stato messo in atto dalle istituzioni. Solo il requisito della residenza può consentire ai profughi di ottenere assistenza socio-sanitaria, lavorare e godere dei diritti che spettano alle persone che hanno status di rifugiati. Contemporaneamente si registrano nuove pesanti condanne da parte del tribunale torinese nei confronti degli attivisti umanitari che hanno protestato nei mesi scorsi contro la condizione inumana in cui versano gli eritrei e gli etiopi rifugiati a Torino, condanne a un anno e sei mesi che l’avvocato Vitale ha definito “assurde e immotivate”.

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