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ROMA – E’ davvero complicato parlare della’riforma’ promessa dal nostro premier agli agguerritissimi partner europei per fronteggiare la crisi del debito in Europa.
A cominciare dall’accoglienza che ha ricevuto, un po’ tutti i leader europei hanno infatti commentato con soddisfazione la massa di ipoteche sul futuro del nostro paese che l’attuale guida dell’esecutivo nostrano ha tranquillamente accettato, salvo specificare che ora si aspettano la realizzazione degli impegni.

Le pensioni tema caldissimo

Alzare l’età per la pensione di vecchiaia a 67 anni a partire dal 2026 è una norma già inserita nella riforma di questa estate e la discussione, anche per i recenti scontri, non solo televisivi, tra Fini e la Lega, potrebbe tornare ad appuntarsi alla questione dei trattamenti di anzianità; su quei trattamenti che si maturano allo scoccare di determinate anzianità di servizio e non al decorrere di determinare età anagrafiche come la pensione di vecchiaia.
E proprio oggi uno studio di Confartigianato valuta l’impatto sul debito pubblico delle baby pensioni alla astronomica somma di 163,5 miliardi. Dichiara Cesare Fumagalli, segretario Generale di Confartigianato   “Le baby pensioni sono un fenomeno paradossale, un’assurda iniquita’, frutto di politiche pensionistiche poco ‘previdenti’ fatte negli anni Settanta e Ottanta. Con queste cifre si mette in ginocchio qualsiasi sistema contributivo e retributivo. Con una seria riforma della previdenza che alzi l’età pensionabile si potrebbe fare un’intera manovra di sviluppo”.
Lo studio della Confartigianato sottolinea infatti come, considerata l’eta’ di uscita dal lavoro dei baby pensionati, la loro attuale età e la speranza di vita, i baby pensionati rimangono in pensione, in media per 40,7 anni. Che con una durata media della vita stimata a 85,1 anni, equivale a quasi metà della vita, il 48%, trascorso da pensionato.
E sempre di pensioni ha parlato il funzionario generale della Ricerca Economica della Banca d’Italia, Daniele Franco, durante l’audizione davanti alle commissioni congiunte Bilancio di Senato e Camera, che invita a rimuovere le “residue disparita’ di trattamento tra le diverse categorie di lavoratori e le diverse generazioni” e che sottolinea come i ripetuti interventi di cui è stata fatta oggetto la normativa previdenziale italiana abbiano “reso sostenibile a regime il sistema pensionistico italiano”.

Licenziamenti facili

Altro tema rovente è quello della semplificazione del procedimento di licenziamento dei dipendenti in caso di crisi, istituto già previsto nello Statuto dei lavoratori che verrebbe modificato e reso più agevole da percorrere per le aziende. Il testo della lettera riporta l’impegno ad adottare una “nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato”.
Come possa aiutare l’uscita dalla crisi l’estensione della precarietà ai fortunati che hanno un contratto a tempo indeterminato è tutto da vedere, ma gli esponenti del Governo e le dirigenze sindacali hanno cominciato una schermaglia verbale che potrebbe preludere ad un inverno rovente sotto il profilo delle relazioni, soprattutto alla luce della scadenza che la lettera include perentoriamente, “Entro maggio 2012 l’esecutivo approverà una riforma della legislazione del lavoro”. Ed è del tutto imperdibile l’affermazione di Marina Sereni, vice presidente dell’Assemblea Nazionale del Pd:
“poiche’ la maggior parte di quegli impegni riguardano non l’Esecutivo ma il Parlamento, non e’ piu’ rinviabile un confronto in Aula sui contenuti di quel documento”.

Privatizzazioni. C’è stato un referendum ma che sarà mai

Appare del tutto evidente che nel capitolo della concorrenza il canale di comunicazione tra la volontà popolare e l’esecutivo in carica è del tutto interrotto. Con riguardo alle misure di apertura dei mercati si legge:
“Per quanto riguarda la riforma dei servizi pubblici locali che il Governo italiano – riprendendo quanto già previsto dall’articolo 23 bis del DL 112/2008 – ha approvato nella manovra di agosto 2011 escludendo il settore idrico a seguito di un referendum popolare. Con le disposizioni che si intende varare si rafforza il processo di liberalizzazione e privatizzazione”.
Appare forte lo stacco tra le intenzioni popolari emerse in sede di consultazione referendaria e quanto ha intenzione di fare il Governo.

E Babbo Natale non esiste

Il presidente del Gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario, dichiara:
“Qualcuno, con molto tatto, dica a Berlusconi che Babbo Natale non esiste. Il presidente del consiglio è come quei bambini che scrivono la letterina di Natale, con la promessa che saranno più buoni. Ma chi crede ancora alle favolette? Gli italiani certamente no e neanche il ministro dell’economia. Ormai si gioca solo a carte scoperte: quella di Berlusconi resterà lettera morta”

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