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ROMA – La miglior definizione è stata quella di Susanna Camusso che ha definito la “proposta” in materia di licenziamenti facili fatta dal governo in sede Europea, come “Una misura da incubo!”  Lo stesso Epifani, solitamente cauto, non lesina parole quali “Altro che indignados”.  In effetti, se Berlusconi e soci volevano sortire un effetto di una certa portata ci sono riusciti.

Crediamo però che il prezzo non sia stato ben calcolato, vista la dura reazione da parte delle forze sociali e politiche dell’opposizione. Un prezzo che viene amplificato ancora di più nel far ritrovare una certa compattezza, almeno nel giudizio, del fronte sindacale. La gravità del momento è stata subito sintetizzata dal leader della Cisl Raffaele Bonanni che senza mezzi termini ha definito la proposta governativa come “un’istigazione alla rivolta, una provocazione”.  L’organizzazione che fino ad oggi è stata la “meno lontana” dal governo,  preannuncia “battaglia e sciopero” nel caso non si corra ai ripari. 

 

La posizione di Sacconi è tale da far veramente pensare ad una chiara volontà di far saltare il tappo. Si permette persino di parlare di creazione di opportunità; ma le sue sarcastiche affermazioni non nascondono il dato di fatto ineludibile che i destinatari di questi “benefici” non saranno ovviamente i lavoratori ma bensì gli imprenditori. Ancora una volta si assiste ad un governo che rema in una sola direzione, badando bene a portarsi dietro il consenso del mondo imprenditoriale, non mostrandosi garantista o imparziale quanto semmai palesando al contrario la volontà di non ricostruire una coesione sociale che da tempo è ormai un ricordo lontano. Sacconi parla contraddicendosi; da una parte promette tavoli di confronto e dall’altra aggiunge che i “NO non fanno né crescita né occupazione”! 

 

La mente corre ancora al movimento (da taluni criticato..) degli “indignati”.  Ci chiediamo quale sia il margine di confronto, quali le prospettive in cui poter inserire aggiustamenti o correttivi offerti da parti sociali e partiti. La risposta è negativa, il futuro in questo senso è davvero grigio e poco incoraggiante. Bersani parla di “inaccettabili minacce di entrare a piè pari sul mercato del lavoro”, e non potrebbe essere altrimenti. Ancora una volta sentiamo il dovere di chiederci se la politica dell’opposizione stia facendo di tutto per porre fine a questa serie ricorrente di incubi; cosa che potrebbe fare mandando a casa questo governo che ci porterà nell’abisso. Le parole di Cesare Damiano, di Bersani, dello stesso Di Pietro, sono giuste e condivisibili, ma si limitano solo a giudizi. Nessuno di Questi ha forse ben compreso che la priorità delle priorità è la caduta di questo governo!  Il Terzo Polo mostra sprazzi di decisionismo caratteriale soprattutto nel Fli di Fini, ma non negli altri partiti. La scuola democristiana ben rappresentata da Casini, ben si adegua al momento, definendo negativo l’atteggiamento di un governo che non è “più in grado di assumere alcuna decisione” ma dichiarandosi “sereno” (?) per la crescita di una consapevolezza politica a livello parlamentare. Il chiaro intento del buon Pierferdinando è quello di arrivare alla costituzione di un governo di responsabilità nazionale. Ma di che tipo?  Sa bene che sarebbe una sorta di unità zoppa, portata avanti da una coalizione dove il solo assente sarebbe la persona di Silvio Berlusconi; in sostanza vorrebbe il Pdl senza Berlusconi (così farebbe contenta la Marcegaglia) ed un Centro riunito intorno alla stessa Udc. 

 

Fuori la Lega e la sinistra.  E il Pd? Rimarrebbe stretto in una morsa inaccettabile, diventerebbe poco credibile nell’ambito della sinistra e sicuramente si indebolirebbe.  Grande Casini! Come possiamo notare, invece di correre ai ripari verso una manovra incredibile, letale e volta a colpire i lavoratori, l’opposizione parla, parla, e poi continua a giocare alla battaglia navale..! Eppure l’immagine vera è quella di un governo che somiglia sempre di più ad un pugile suonato, vacillante, che ricorre a tutto il suo mestiere per indebolire l’avversario portando colpi che raggiungono bersagli importanti quali stato sociale, mondo del lavoro e lavoratori. Basterebbe veramente poco, con questo scenario, per sferrare il colpo finale e mandarlo al tappeto.  
C’è un solo piccolo problema: nessuno è disposto a farlo senza rinunciare a qualcosa, soprattutto in vista di scenari futuri.  Avanti così, dunque!

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