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“Alice”. Il nuovo libro di Judith Hermann

ROMA – Tra le varie qualità di Judith Hermann, scrittrice apprezzata quanto prolifica, giunta alla sua terza fatica letteraria, vi è l’innata capacità di parlare, con leggerezza quasi disarmante, dei grandi temi della vita. A partire dalla vita stessa, passando per l’amore, arrivando quindi alla morte, presenza che ghermisce questo libro dall’inizio al termine.

Restando ancorata alla forma del racconto, in questa nuova raccolta da oggi in libreria – l’esordio, scalpitante, con “Casa estiva, più tardi”, tradotto in sedici lingue, quindi “Nient’altro che fantasmi” che ha registrato ottimi riscontri in pubblico e critica sia in Germania sia in Italia – la Hermann compone una galleria di personaggi meno nutrita delle precedenti, come a creare un recinto più intimo, riservato, per porvi al centro Alice, protagonista dei cinque racconti, ed i suoi amori.

In ciascun racconto si parla di un uomo diverso; anime composite, distinte, accomunate da un denominatore. Tutti hanno amato e sono stati amati da Alice, tutti muoiono.
Micha, Conrad, Richard, Malte, Raymond. Cinque volti; cinque storie legate ad uno stesso epilogo, ad una stessa figura di donna, eppure diverse anche se non separate del tutto.
A partire da lei, che è protagonista e presenza fondante di queste vite che si intrecciano, il libro si legge come un romanzo, in cui il trapasso di ognuno dei cinque trova una sua nicchia, tuttavia non isolata dal contesto. Judith Hermann ricostruisce le storie di costoro attraverso la presenza garbata e mai opprimente di Alice, utilizzando descrizioni, gesti, frammenti di vita, e con essi si affida al suo linguaggio caratteristico, sobrio e disadorno, che ridisegna percorsi e restiutisce la vera essenza. Essenza della vita, ma anche del dolore; del distacco, della perdita: del dolore di chi resta.
Per chi conosce Judith Hermann è quantomeno pleonastico sottolineare come la sua scrittura risulti immune, in tutto questo, da qualsiasi forma di pietismo. Tutt’altro; il dolore della perdita viene trattato alla stregua di un oggetto sconosciuto: osservato, sezionato, esplorato. Studiato al microscopio per intuirne forme e colori, per capirne l’impatto sulle vite di ognuno.
E con esso la solitudine ed il disagio dei personaggi della Hermann, sempre tornito da una prosa asciutta eppure mai sparagnina, che mostra senza ombre il loro senso di inadeguatezza, il vuoto che crea vertigine e che, pure e nonostante tutto, viene accettato con composta naturalezza.
Una prova di maturità, questa della Hermann, che per essenzialità ed incisività della prosa, unita al coraggio nel cimento dell’impresa, può certo dirsi riuscita.

Titolo originale – Alice;
Autore – Judith Hermann;
Traduzione dal tedesco – Gian Marco Angelucci;
Prima edizione italiana – Ottobre 2011;
Editore – Socrates Edizioni;
Pagg. 112 – € 9.50
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