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11 e 12 marzo 2012, le prime date utili per la nuova Italia

ROMA – Dopo le batoste in genere ci si lecca le ferite…in Italia di cominciano a dare i numeri. Non sono quelli dei conti che ormai sono ben noti (si fa per dire) né quelli che riguardano gli articoli della stampa internazionale che ci sbeffeggia (abbiamo perso il conto!) ma quelli delle ipotetiche date per andare a nuove elezioni.

Già! Il primo a dare indicazioni è il fedelissimo Giuliano Ferrara che dalle pagine del Foglio urla:«Le elezioni subito, naturalmente. Domani, 4 novembre – scrive i “super”direttore, nel suo editoriale – doveva essere il giorno della vittoria (e anche il giorno della verità). Misure economiche di secca e inaudita radicalità, un decreto legge di riforme liberali che stravolge la malattia cronica di economia e società italiana. Firmato Berlusconi. Garantito dai poteri sovranazionali europei. Necessario e urgente, i suoi specifici requisiti. Le opposizioni messe di fronte alle loro responsabilità. Basta fanghiglia. Basta retorica. Basta demagogia. Rimboccarsi le maniche sul serio. Abbandonare i sogni di ribaltone mascherato. Mettersi a preparare un’alternativa di governo e di programma per la fine della legislatura. Troppa grazia. Hanno fucilato il firmatario. Gli hanno impedito di decidere, di agire. Lo hanno paralizzato. Ormai c’è una sola via d’uscita.- scrive Ferrara- Sempre che s’intenda la qualità dello scontro. Il vero punto è: consociativismo e piagnisteo oppure maggioritario e ottimismo e riforme che squillano, che reinnescano qualcosa, che ridanno il gusto dell’azzardo sul futuro. Che Berlusconi abbia sbagliato quasi tutto questo giornale può dirlo perché i suoi sconsigli amorevoli li ha dati per tempo. E anche i consigli. Ma non è quello il problema. Non c’è alternativa. Deve chiedere le elezioni prima di cadere malamente, deve spiegarsi e affrontare ogni contraddittorio possibile, deve agitare l’atto mancato, il decreto-Europa, come una bandiera. Se vince, vince e nulla sarà più come prima, sia detto magari con un eccesso di ottimismo. Se perde, ci sarà una minoranza di blocco possente, capace di impedire che si torni indietro di vent’anni e di organizzare, a quel punto anche con un cambiamento di leadership che sia un’uscita ordinata e forte dal vecchio modulo del berlusconismo. E intanto dovrebbe dire che per quanto lo riguarda la rielezione di Napolitano è cosa fatta. Questa è lotta politica, illuminata da qualcosa che assomiglia a un criterio di verità e di utile, anche e soprattutto per questo paese. Elezioni sotto la neve, spiazzamento generale. Ve la deve dare lui la soluzione alla Zapatero, ve la deve dare. E vediamo se rimettete in piedi una specie di governo Dini, fucilatori e mezze figure del partitone parruccone.».

Ed a rilanciare subito è Roberto Formigoni a margine di una conferenza stampa a Roma «Se questo governo non riesce a fare i provvedimenti richiesti dall’Europa, l’unica strada sono le elezioni anticipate. In definitiva – sostiene il governatore della Lombardia – saranno i numeri a decidere. Se il governo non li avesse, un’altra maggioranza, per fare i provvedimenti che ci chiede l’Ue, non la vedo. E dunque parlare di elezioni anticipate non è una minaccia».
E rilancia anche Maurizio Ronconi dell’Udc «Ad una agonia permanente sono preferibili le elezioni anticipate. Probabilmente visto quello che è successo anche in Spagna, le elezioni anticipate potrebbero essere l’uovo di Colombo per frenare lo smottamento dei titoli di stato. È incredibile come l’unico esercizio democratico e strumento di chiarezza per definire il governo dei prossimi anni – conclude Ronconi – venga considerato alla stregua di una sciagura».

Conti alla mano la prima data utile per le elezioni politiche sarebbero domenica 11 e lunedì 12 marzo 2012. Sempre a patto che il Governo di Silvio Berlusconi cada nelle prossime settimane. Si parla infatti di una caduta pilotata dell’esecutivo, con alcune tappe fondamentali a partire da lunedì 7 novembre quando in Senato arrivano il dl stabilità e il maxiemendamento. Martedì 8 novembre si rivota il rendiconto generale dello Stato 2010, quello sul quale il Governo Berlusconi era andato sotto e poi costretto a chiedere la fiducia a quel punto, da fine novembre a metà dicembre le Camere si sciolgono. Non è ben ancora chiaro come ciò possa avvenire escludendo le dimissioni del Premier. Sta di fatto che l’agonia dovrebbe durare quei «dieci-quindici giorni» per i provvedimenti definiti e approvati che ha garantito Berlusconi ai partner europei a Cannes. Un funerale solo rimandato , scriveva ieri Ferrara…attenzione però perché “al cavallo bestemmiato luce il pelo”

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