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L’agonia è lunga, la morte è certa. All’orizzonte un governo tecnico guidato da Monti?

ROMA – Ancora un bluff, ancora un prolungamento di un’agonia che non lascia presagire nessuna via di uscita. Questa mattina il Capo dello Stato ha convocato i partiti della maggioranza.  Il copione si ripete: “O noi o nuove elezioni”, chiosa Bossi.  Ma anche all’interno del Pdl c’è un “rumoroso” malcontento; il maxiemendamento non ha certamente dato risposte in alcun senso.

La questione è politica e come tale va sciolta. Nella conferenza stampa indetta a Roma in via dell’Umiltà (ma guarda te che nome..!) Angelino Alfano ripete la lezioncina come un diligente soldatino: “Abbiamo i numeri e un programma, quello concordato nella lettera alla Bce, per finire la legislatura”. Ma non può esimersi dall’ammettere che alcuni problemi sono stati posti da sei esponenti del suo partito che “chiedono al Premier un cambio di passo”. Resta il fatto che Napolitano ancora una volta si mostra vigile ma non vuole mostrarsi determinante rimandando lo “scontro” all’Aula di Montecitorio.  Viviamo in una sorta di incubo costellato da incertezza, o per dirla come Casini, “siamo in uno stato confusionale permanente”. Dobbiamo aver chiaro che il maxiemendamento contiene tutto e nulla ed è stato solo un tentativo, riuscito, di prendere tempo. La sorpresa può esser dietro l’angolo con questo governo che vive da quando è nato di promesse mai mantenute.

Lo stesso presidente della Camera auspica che si formi “una maggioranza per salvare quel po’ che c’è ancora da salvare”, ma con estrema lucidità rispedisce al mittente un “governicchio” del ribaltone. Malgrado sia realmente presente una situazione veramente confusa qualcosa si sta pur muovendo. Nell’impossibilità (o nella “non volontà) di assumersi la propria e piena responsabilità, le opposizioni hanno da tempo la loro carta da giocare. Il nome non è un segreto, e sarebbe quello di Mario Monti, Preside della Bocconi, ex Commissario e tanto altro.  Insomma, l’immagine è quella di una sconfitta della politica e su questo non ci piove. Una politica che per mantenere i suoi privilegi e non arretrare è disposta a delegare alla freddezza dei numeri la giusta interpretazione che a questi occorrerebbe dare. Oltre al fatto che difficilmente un tecnico è solo tale, ci chiediamo quale fiducia potrebbe ancora avere il Cittadino in questo tipo di politica. Certo, qualcuno potrebbe dire che tutto sarebbe meglio di Berlusconi; ma siamo sicuri che non vi siano altre strade?  Chi porta avanti gli interessi dei lavoratori, dei precari, dei ceti meno abbienti che sono i primi a pagare il costo di una crisi e di un debito definito “pubblico” ma creato da pochi?  Monti sarebbe in grado di far quadrare i conti facendo pagare una tassa patrimoniale ai redditi più alti, a quel 10% delle famiglie italiane che detengono la vera ricchezza del Paese? Sarebbe capace di chiedere una drastica riduzione delle spese militari? Impedirebbe lo sgretolamento dell’Art. 18 dello statuto dei lavoratori? Oppure farebbe di tutto per eseguire il diktat perentoriamente indicato dalla Bce?  In Grecia si stanno avvicinando a soluzioni drastiche e contrarie alle politiche economiche richieste dalla stessa Bce. Qualcuno si è chiesto se sia possibile estendere questa consultazione popolare in altri paesi europei; la risposta non può essere data da tecnici ma da politici. Una risposta che possa tener conto di un modello socio-economico che non regge più, che ha davanti a sé poco tempo. Per quanto tempo ancora si crede che la stessa Francia insieme alla Germania possano rimanere esenti dalle difficoltà che sono esplose nel resto dell’Europa?   Siamo d’accordo con Fini, non crediamo nei “governicchio”. Per questo pensiamo che solo la volontà popolare sia l’unica risorsa alla quale attingere. Forse è giunto il momento che anche la politica dimostri di saper fare un passo indietro, e questo può esser fatto solo ascoltando ciò che il Cittadino-Elettore ha da dire.

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