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Perché le gabbie previdenziali sono una totale idiozia?

ROMA – Non è un caso che la Lega certe fesserie le annunci in manifestazioni di alto profilo scientifico come la Sagra della Zucca di Pecorara, in provincia di Piacenza.

Il Ministro Bossi ha infatti lanciato, anzi rilanciato, al grido  –  “Milioni di persone vivono alle spalle del nord: ditemi se questo è un paese che può durare” -, la stramba idea di istituire le cosiddette “gabbie previdenziali”.

Pur nella vaghezza del suo enunciato l’istituzione di tali “gabbie” riuscirebbe ad essere comunque una totale idiozia e potrebbe addirittura essere controproducente proprio per le regioni del Nord, nonostante  che il Ministro Bossi annunciava tronfio: “Bisogna fare le gabbie previdenziali, è una bella idea, al Nord danno più di quello che ottengono, mentre al Sud danno poco e ricevono di più”. E la questione è si tecnica ma di comprensione piuttosto agevole, vediamola.

Le varie applicazioni di ciò che si nasconde sotto la generica definizione gabbie previdenziali possono essere riassunte in tre grandi aree, compatibili tra loro, nel senso che se si applicasse questa fesseria si dovrebbe seguire una o più di queste strade:
Differenziazioni del trattamento pensionistico in base alla residenza;
Differenziazioni del trattamento pensionistico in base ad indicatori locali.
Istituzione di agenzie regionali degli enti previdenziali, una sorta di Inps per ogni regione.

Nel caso delle differenziazioni è necessario ricordare che con il sistema di calcolo contributivo che comincia ad essere utilizzato nella liquidazione delle pensioni l’assegno deriva solo ed esclusivamente dalla entità dei contributi accumulati, ragion per cui essendo stata rafforzata l’autonomia dei contratti aziendali il lavoratore che si trovasse a vivere al di fuori della Padania, ad esempio a Topolinia,  potrebbe già avere una retribuzione inferiore, in ossequio al principio delle cosiddette gabbie salariali, a cui corrisponderebbe un livello di contribuzione e quindi una pensione inferiore. L’idea di un rendimento differenziato a parità di contributi versati, ovvero il concetto per cui due lavoratori che hanno la medesima età ed il medesimo Montante Contributivo Individuale possano avere due pensioni differenti a seconda del Codice postale è invece talmente idiota da essere semplicemente agghiacciante.

Resterebbe la terza via, ovvero l’istituzione di una ventina di Mini Inps anche virtuali, una per ogni regione, che gestiscano ciascuna le pensioni dei propri residenti. La critica leghista è che, oggi, il rapporto tra le pensioni erogate ed il totale dei contributi incassati su base regionale vede le regioni del Nord incassare contributi che superano, nella sola Lombardia, o sono comunque vicine al totale delle pensioni erogate ai residenti nelle medesime regioni. L’idea sarebbe quindi che ogni regione gestisca il proprio monte contributi, con l’Inps Lombardia che incassa i ricchi contributi dei lavoratori lombardi ed eroga ricche pensioni mentre l’Inps Calabria dovrebbe erogare pensioni inferiori perché incassa contributi minori.

Il problema in questo caso va oltre il ‘semplice’ fatto che  Montanti Contributivi Individuali diano pensioni diverse a secondo della latitudine ove verrebbe fissata la residenza del pensionando. Un altro punto di estrema complicazione sarebbe infatti la gestione delle progressive totalizzazioni dei contributi dei lavoratori, se infatti un contribuente dovesse lavorare prima in Piemonte, poi in Lombardia e poi in Veneto i contributi che man mano vengono accreditati sul Montante del lavoratore dovrebbero seguire il lavoratore stesso nel procedere della sua carriera per poi trasformarsi in pensione, creando un oceano di inutile burocrazia.
Ma, e qui viene il potenziale rischio per le regioni del Nord, il lavoratore meridionale che lavora molti anni al nord e poi torna al paese a godersi il riposo, fenomeno tuttora numeroso, creerebbe un forte drenaggio di risorse, costringendo le mini Inps del nord a trasferire oggi i contributi complessivi del lavoratore, trasferimenti quindi oltremodo corposi.

Dall’altro canto le mini Inps del sud comincerebbero a erogare i trattamenti ai propri ex emigranti ed a gestire i cospicui fondi in arrivo al seguito dei rientri.
L’entità dei trasferimenti potrebbe essere tale da mettere in seria difficoltà le regioni settentrionali.
Naturalmente è ipotizzabile la soluzione per cui al lavoratore calabrese o campano che ha lavorato 40 anni in linea alla Fiat o all’Alfa Romeo per poi rientrare a Benevento o a Cosenza venga ceduto alla mini Inps Calabrese o Campana ma senza però che vengano accreditati a tali enti i contributi che il lavoratore ha accumulato sul proprio Montante Contributivo Individuale facendosi il mazzo in Padania, a Paperopoli come a Gotham City.
Ma questo entra nella voce “Fottiamo questi terroni”.

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